Gazzetta di Reggio

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Confermata in Corte d’Appello la confisca da 4 milioni di euro

Adamo Bonini durante l’arresto avvenuto nel 2015 a Modena
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Adamo Bonini durante l’arresto avvenuto nel 2015 a Modena

Castellarano, inchiesta “The untouchables 2”: si tratta di 31 immobili, un’auto di lusso e titoli Il patrimonio è riconducibile a Bonini e Ambrisi ed è ritenuto sproporzionato

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CASTELLARANO. Confermato anche in appello il sequestro preventivo di beni per più di quattro milioni di euro ai principali indagati dell’inchiesta “The Untochables” Adamo Bonini di Casalgrande e Rocco Ambrisi di Castellarano. . Le fiamme gialle del comando provinciale di Modena hanno notificato l’ordinanza della Corte di Appello di Bologna che conferma la confisca del patrimonio mobiliare e immobiliare, del valore stimato in circa 4,2 milioni di euro, di quello che la procura di Modena ritiene essere un pericoloso sodalizio criminale che agiva tra le province di Modena e Reggio e, in particolare, nel distretto ceramico tra i Comuni di Sassuolo, Fiorano, Casalgrande e Castellarano. I due erano già stati colpiti da misure cautelari personali a suo tempo eseguite dalla finanza e dalla polizia.

Il provvedimento rigetta il ricorso contro il decreto adottato dal Tribunale di Modena emesso nell’estate 2017, dopo complesse indagini dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Modena, con il quale era stata disposta la confisca di 31 unità immobiliari, nello specifico fabbricati, site a Casalgrande, Castellarano, Sassuolo e Nardò (Lecce), un’auto di lusso e rapporti bancari, dossier titoli e quote societarie. In particolare, gli approfondimenti investigativi all’epoca condotti, coordinati dalla Procura di Modena – indagano i pm Marco Niccolini e Claudia Natalini - hanno permesso di accertare come, secondo la ricostruzione dell’accusa, Bonini e Ambrisi siano riusciti ad accumulare, direttamente o attraverso alcuni stretti familiari, un significativo patrimonio, del tutto incongruente rispetto alla propria capacità contributiva ed a quella dei propri congiunti.

Tale sproporzione, unita alla «pericolosità sociale» della coppia per gravi reati quali estorsione e usura, ha permesso di richiedere ed ottenere - secondo il Codice Antimafia - prima il sequestro e poi la confisca dell’intero patrimonio, anche indirettamente riconducibile ai medesimi. Secondo la Guardia di finanza, l’ordinanza di ieri «costituisce un’ulteriore prova della costante ed efficace opera di aggressione da parte della Guardia di finanza ai patrimoni illecitamente accumulati da esponenti della criminalità, anche comune, localizzata e ramificata nel territorio modenese e reggiano da anni».

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