Gazzetta di Reggio

Reggio

I famigliari non credono al movente passionale

Ambra Prati
I famigliari non credono al movente passionale

La cognata: «Hui era una ragazza bravissima. Non ci spieghiamo l’accaduto» Non risulta che qualcuno la infastidisse. «Doveva andare in Cina dalla nonna»

2 MINUTI DI LETTURA





reggio emilia. «Fidanzati? Hui non ne aveva, non ci pensava. Lavorava e studiava. Era bravissima e dolce». La famiglia di Hui Zhou, che i clienti chiamavano Stefania, assassinata a 25 anni, non crede al movente passionale.

Una ragazza giovane e carina dietro al bancone può facilmente diventare oggetto di apprezzamenti da parte della clientela, per la maggior parte maschile. «Non ci risulta che Hui fosse infastidita da qualcuno. Anche se fosse capitato, non ci badava, non le interessava. Così come lasciava perdere se un cliente non pagava: capitava spesso, lei segnava sul libretto e andava avanti. Davvero non ci spieghiamo perché sia stata uccisa. Non capiamo il perché», ha dichiarato ieri Gioia, moglie del fratello maggiore Kai (detto Angelo), sulla soglia della casa al piano terra dove la vittima viveva con la mamma Chen, in via Leopoldo Mugnone, una laterale dietro al Foro Boario dove si trova la concessionaria Autozatti. A poca distanza dal bar Moulin Rouge di via XX Settembre.

L’esistenza di Hui si consumava in questo quadrato di città, nell’andirivieni casa-lavoro. La cognata, in lacrime, ha raccontato come giovedì il marito Kai, impiegato e in quel momento a Verona per lavoro, dopo aver ricevuto per telefono la notizia dell’avvenuta tragedia sia passato a prenderla a Padova, dove la coppia abita, partendo alla volta di Reggio Emilia.

Il marito, arrivato sul posto, si è poi disperato; ha accusato un malore, come la mamma, ed entrambi sono stati medicati dai sanitari.

«Il papà Oscar sta tornando dalla Cina. È andato a fare compagnia all’anziana madre, di 97 anni, che ha cresciuto Hui da bambina. Hui aveva promesso che al ritorno del papà sarebbe partita lei: era molto legata alla nonna. Ora non potrà più vederla».

Arrivata in Italia che aveva meno di 5 anni, Hui è cresciuta qui, tanto che parlava un perfetto italiano. «I genitori prima hanno abitato per qualche tempo a Trieste, poi a Bagnolo in Piano». Infine Reggio Emilia, dove gli Zhou hanno rilevato l’ex Chat Noir – un bar più volte preso di mira dai ladri, che non navigava in buone acque dal punto di vista economico – riuscendo a rilanciare il locale, anche grazie all’apertura indefessa.

«Non ci saremmo mai immaginati una cosa del genere – ha proseguito la cognata – Hui era talmente una brava ragazza che nessuno poteva avercela con lei. Oltre a lavorare, studiava letteratura cinese nella chiesa dietro a via Papa Giovanni, punto di ritrovo della comunità. Cantava e ballava e insegnava canto ai bambini della chiesa. Di recente stava cercando un corso per imparare bene l’inglese, per il futuro. Era piena di voglia di vivere». —

Ambra Prati

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google