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Slitta ancora la bonifica del capannone con i gessi

El.Pe.
Slitta ancora la bonifica del capannone con i gessi

Al ricorso contro l’ordinanza dell’Arpa il Tar replica con una richiesta di integrazioni Intanto il comitato di Brescia vince la causa contro l’azienda che chiedeva i danni

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fabbrico. Si dilatano ancora in tempi per arrivare a una bonifica dei capannoni della di via Righetta: quelli in cui nell’autunno del 2017, i carabinieri forestali hanno sequestrato un ingente quantitativo di gessi di defecazione da utilizzare come fertilizzanti. Materiali contaminati, secondo un’indagine aperta da tempo sul tavolo del sostituto procuratore Maria Rita Pantani.

Se la vicenda penale sta seguendo il suo corso, resta la “patata bollente” di un capannone che l’Arpae ha ordinato di bonificare alla Valli Spa, l’azienda di Lonato (Brescia) che però con gli avvocati Ernesto Stajano ed Enrico Campagnano ha fatto l’ennesimo ricorso al Tar. Contro l’Arpae e il gruppo carabinieri forestali di Reggio Emilia. Chiedendo l’annullamento dell’ordinanza stessa, datata 21 dicembre 2018.

Il giudice del tribunale amministrativo Ugo De Carlo ha però formulato, con dispositivo datato 22 luglio scorso, che è necessario al fine di prendere una decisione l’annotazione citata del Nucleo investigativo dei forestali secondo la quale il collaboratore della società ricorrente, la Valli Spa, avrebbe dichiarato alla polizia giudiziaria «che il poliuretano espanso sarebbe stato sistemato nelle fessure alla base dei portoni di accesso e delle mura per contenere le fuoriuscite di liquidi provenienti dai gessi di defecazione depositati all’interno dei capannoni detenuti dalla ricorrente».

La sentenza fa riferimento anche a una modifica normativa, il decreto 46 del Ministero dell’Ambiente del 1° marzo scorso che norma in materia di interventi di bonifica.

Il tutto è rinviato all’udienza pubblicata fissata per il prossimo 18 dicembre 2019.

IL COMITATO

Intanto, c’è una novità sul fronte bresciano dei contenziosi della Valli Spa.

Riguardano il Comitato Campagnoli di Lonato che a anni dà battaglia alla società per i cattivi odori che derivano dallo stabilimento bresciano. Una battaglia che era costata una richiesta di danni da ben 15 milioni di euro da parte della Valli stessa. Ma è di questi giorni il pronunciamento di primo grado del tribunale civile di Brescia. A favore dei cittadini.

«Nel febbraio 2014 la ditta Valli Spa aveva chiesto al Comitato Campagnoli e ad alcuni liberi cittadini un risarcimento di 15.000.000 di euro per la modalità con cui era stata svolta l’attività di opposizione alla realizzazione di una mega centrale biogas da 3 MW alimentata da fanghi di depurazione, a pochi chilometri dalle sponde del Garda. Un progetto poi autorizzato dalla Provincia di Brescia, al momento non ancora realizzato, la cui Valutazione Impatto Ambientale, salvo proroghe, scadrà a febbraio dell’anno prossimo» scrive il Comitato in una nota.

«Un progetto sul quale, vale la pena ribadirlo, persiste la nostra totale e ferma contrarietà. Lunedì 5 agosto, il tribunale di Brescia, con una sentenza di primo grado, ha rigettato la richiesta avanzata dalla parte attrice. Il giudice ha evidenziato come l’atteggiamento da noi tenuto non sia stato in alcun modo lesivo della reputazione altrui, ma la semplice espressione di diritti costituzionalmente riconosciuti e tutelati – sottolinea – In più punti è stata sottolineata la totale infondatezza della richiesta risarcitoria e l’azienda è stata condannata all’intero pagamento delle spese legali sostenute da tutti gli attori coinvolti».

«Non possiamo che accogliere con piacere questa sentenza, che dimostra, una volta di più, come il fine ultimo della nostra attività sia sempre stato la tutela del territorio, non certo la limitazione della libera impresa o l’impedimento alla libera circolazione di idee. Prosegue la nostra volontà affinché venga risolta la ventennale questione delle molestie olfattive» conclude. —

El.Pe.

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