Gazzetta di Reggio

Reggio

«Sottovalutata l’area grigia di esperti e agganci politici»

COINCIDONO SUL PUNTO IL REPORT DELLA DIA E LA SENTENZA DI AEMILIA 

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REGGIO EMILIA. In un punto non secondario coincidono le conclusioni della Dia nell’ultima relazione e le motivazioni della sentenza di primo grado di Aemilia (con rito abbreviato) depositata di recente.

Si tratta della mutazione più che in atto – soprattutto nella ’ndrangheta – d’insinuazione nel mondo della finanza, variando il paniere dei propri investimenti «a seconda della situazione che si trovano ad affrontare», con l’aiuto più di professionisti che di picciotti. Vi sono decine di colletti bianchi «che prestano la loro opera proprio per schermare e moltiplicare gli interessi economico-finanziari – scrive la Dia – offrendo riservatezza e una vasta gamma di servizi». E il maggior numero di operazioni sospette delle mafie si registra al Nord Italia.

Area grigia a cui vengono agganciati legami politico-amministrativi «lasciando spazio ad un’aggressione del territorio non militare, ma orientata alla corrutela e alla ricerca delle connivenze».

Un “cambio di pelle” mafioso che per la Corte di Aemilia non è stato per niente colto dalla politica reggiana, perché è mancata «un’energica risposta a una certa area grigia – viene sottolineato nella sentenza firmata dal presidente Francesco Caruso e dai colleghi Cristina Beretti ed Andrea Rat – con radici nella comunità calabrese, che cercava di contrastare l’azione del prefetto Antonella De Miro, con l’argomento della criminalizzazione di un’intera comunità». Per non parlare a dell’Aier (associazione imprenditori edili reggiani, nata nel 2010 per rappresentare per lo più i costruttori cutresi alle prese con la crisi del settore immobiliare) che i tre giudici ritengono in realtà «un gruppo di pressione, formato da uno dei principali esponenti del sodalizio, Antonio Gualtieri (condannato a 12 anni di reclusione in Cassazione, ndr) con l'apporto determinante di Pasquale Brescia (condannato in abbreviato in primo grado a 16 anni, ndr), in grado di interagire ai massimi livelli della politica cittadina. Se consideriamo chi fossero i principali esponenti dell'Aier, comprendiamo quanto la strategia associativa fosse giunta a condizionare le amministrazioni del territorio, alla ricerca di interlocutori e sponde in ogni partito». Per la Corte un’associazione in odore di mafia del tutto sottovalutata. —

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