Crac Tanzi, all’asta celebre autoritratto di Antonio Ligabue dei primi anni ’60
L’opera inserita nel macrolotto con le firme più prestigiose L’esperto Negri: «Un quadro su tela di buona fattura»
Sembra passato un secolo dal clamoroso crac Parmalat, dall'abisso di quei 14 miliardi di euro di debiti in cui sprofondò il gruppo alimentare di Calisto Tanzi e che mise in ginocchio una valanga di risparmiatori.
E durante le indagini della Procura di Parma su quello scandalo finanziario spuntò anche una “pinacoteca occulta”, con rinvenimenti in cantine e soffitte (i quadri nascosti come pacchi qualsiasi), oltre ad alcuni sequestri degli inquirenti nelle case dei Tanzi e di un consulente d’arte.
Al tirar delle somme, un patrimonio artistico d’inestimabile valore (dal 2009-2010 sotto sequestro giudiziale) con firme stellari (Van Gogh, Manet, Monet, Picasso, Renoir, Chagall e così via) e che dai primi di settembre finirà sul mercato attraverso l’asta delle 130 opere, suddivise in due macrolotti.
Fra le 55 opere ritenute d’interesse internazionale (quindi inserite nel macrolotto più prestigioso) fa bella mostra di sè un autoritratto di Antonio Ligabue e il quadro dell’artista un bel giorno sbarcato a Gualtieri sarà uno dei pezzi forti dell’asta all’incanto (i rilanci con alzata di mano) che si terrà a fine ottobre al Centro Svizzero a Milano. Non è certo un quadro sconosciuto l'autoritratto di Ligabue «trovato» dagli investigatori in una delle tre abitazioni che vennero indicate dal genero di Tanzi. Si tratta di un olio su tela (70x50 ) d'inizio anni Sessanta, dipinto da “Toni” in piena maturità. Il quadro è autentico e figura nella catalogazione ufficiale, anche perché è stato esposto in tre mostre (a Roma e Milano nel 1961, a Cherasco nel 1998). Che questo autoritratto – la firma è in basso a destra – fosse in vendita era noto negli ultimi ambienti artistici, ma non era mai «emerso» il vero proprietario della preziosa opera (datata 1960-61) che da Gualtieri aveva preso ben presto altre strade. Il quadro era stato ritrovato privo di cornice: facile pensare che in quel modo il dipinto potesse essere «piazzato» senza dare troppo nell'occhio.
Un olio su tela che venne dichiarato autentico nel 2001 da Sergio Negri – massimo esperto dell’arte di Ligabue – e che poi se lo ritrovò di fronte nel dicembre 2009, quando glielo sottoposero i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico. Sicura la datazione ai primi anni Sessanta: «Lo si può dedurre dal fatto che l’olio è su tela – spiega Negri – e solo verso la fine del terzo periodo artistico di Ligabue troviamo, infatti, opere su tela. Prima non poteva permettersele e dipingeva sulla faesite che gli veniva data dai falegnami di Gualtieri». Poi il giudizio sull’opera: «È un quadro di buona fattura – prosegue l’esperto gualtierese – non eccelso, comunque piacevole. I colori sono meno ricercati che nelle fasi artistiche precedenti dell’artista. Nei primi anni Sessanta era divenuto più frettoloso nell’esecuzione per due motivi: un po’ perché aveva molte richieste da smaltire, un po’ per la disinvoltura nell’esecuzione dell’opera acquisita col tempo». Dal 6 al 15 settembre l’autoritratto di “Toni” sarà possibile ammirarlo insieme a tutta quest’incredibile raccolta a Parma, all’Ape Museo di via Farini. Un autentico viaggio nella storia dell’arte. Per Antonio Ligabue, un’altra bella rivincita. —
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