In sei mesi cessate a Reggio Emilia 222 attività commerciali
Le province dell’ Emilia Romagna, invase da un trend negativo, in merito alle imprese del commercio al dettaglio. Le regioni emiliane registrano un saldo negativo di 283 imprese del commercio al dettaglio fra aprile e giugno, con 446 nuove imprese, e con un totale di 729 imprese cessate. Un saldo negativo che arriva a 1.168 imprese se si considerano i primi sei mesi del 2019, che vedono 932 nuove attività e ben 2.100 cessazioni.
« I dati sul movimento delle imprese nel primo semestre del 2019 e delle vendite nel commercio al dettaglio in Emilia- Romagna, indicano una situazione in cui sono ancora presenti forti elementi di criticità» afferma Dario Domenichini, presidente di Confesercenti Reggio Emilia ed Emilia- Romagna, in merito alla pubblicazione dei dati sul settore da parte di Unioncamere Emilia- Romagna e Istat.
Al 30 giugno scorso, le imprese attive del commercio al dettaglio, a Reggio Emilia, sono 4.338, molto meno rispetto agli anni scorsi. Negli ultimi nove anni si è registrata una diminuzione complessiva di ben 514 imprese, pari al 10,6 % in dieci anni. I dati provincia per provincia, in particolare per quanto riguarda Reggio Emilia, dell’anno 2019, hanno registrato nel primo semestre di quest’anno, l’iscrizione di 98 nuove attività del commercio al dettaglio e 222 attività cessate, con un saldo negativo pari a -124. Mentre per quanto riguarda il secondo trimestre, ovvero da aprile a giugno 2019, si registra l’iscrizione di 44 nuove attività e la cessazione di 68 attività, con un saldo pari a -24.
Anche le vendite registrano dati problematici. Il mese di giugno ha visto un segno positivo rispetto al mese di maggio e questo contribuisce a volgere in positivo l’andamento dei primi sei mesi del 2019, ma in questa situazione, il dettaglio di vicinato registra dati negativi nei primi sei mesi. « È evidente – conclude Dario Domenichini – come siano sempre più urgenti interventi e politiche su riduzione degli affitti, formazione professionale degli imprenditori, alleggerimento della pressione fiscale e riduzione del costo del lavoro. Interventi che siano in grado di consolidare le imprese esistenti e abbiano come soggetti privilegiati le piccole imprese che contribuiscono in modo determinante a rendere così attrattivo nel mondo, il tessuto sociale e urbano delle nostre città e dei nostri borghi». —
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