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L’UDIENZA DI CONVALIDA/2 

Litiga con la sorella per poi evadere dai domiciliari «Volevo sfogarmi»

T.S.

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REGGIO EMILIA. Non finiscono mai i problemi giudiziari del disoccupato senegalese Oumar Kante, 32 anni, balzato agli onori della cronaca nel giugno di due anni fa avendo creato il caos dentro un autobus di Seta brandendo una bottiglia di olio aromatico, per poi ferire tre poliziotti (calci, pugni, testate) quando le forze dell’ordine avevano cercato faticosamente di calmarlo. Stavolta a portarlo davanti ad un giudice è stata l’ennesima evasione dagli arresti domiciliari.

Un reato commesso anche nel 2017, ora il “bis” venerdì, quando si è allontanato senza autorizzazione dall’appartamento di viale Umberto I in cui è “confinato”. Una violazione non sfuggita ai poliziotti.

Difeso dall’avvocato Alfonso Boni (in sostituzione del collega Vainer Burani), il senegalese ha spiegato ieri mattina – davanti al giudice Chiara Alberti – il perché di quell’allontanamento, arrivando anche alle lacrime durante la concitata dichiarazione in aula. Kante ha detto che venerdì ha litigato con la sorella con cui convive nell’appartamento dove si trova agli arresti domiciliari. Scosso dalla lite, è poi uscito di casa per andare a parlare con la miglior amica della sorella. Un modo per sfogarsi, perché la convivenza dei due fratelli è in evidente affanno e il senegalese ha rimarcato – in udienza – di «non farcela più» a sopportare una situazione simile. Poi il rientro a casa, dove ad attenderlo ha trovato la polizia. «Ma non volevo scappare» sottolinea con forza.

Al termine il giudice Alberti ha ritenuto di riapplicare gli arresti domiciliari al 32enne e di questa vicenda se ne riparlerà il 24 settembre. —

T.S.

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