«Siamo stati insultati per la legge contro l’omofobia Ma è vittoria di tutti»
Roberta Mori: «Il Pd sui diritti civili ha dimostrato di esserci mentre dalle destre sono arrivati attacchi feroci»
Roberta Mori, per due legislature sindaca di Castelnovo Sotto, sta per concludere il secondo mandato come consigliera regionale. Se i primi cinque anni a Bologna sono stati segnati dall’approvazione della Legge quadro per la parità e contro le discriminazioni di genere, considerata un punto di riferimento nazionale in particolare sulla prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, il secondo lustro ha portato all’approvazione, non senza aspre battaglie, della Legge contro le discriminazioni e le violenze determinati dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Due provvedimenti per i quali l’avvocata reggiana, che dal 2011 è anche presidente della Commissione Parità e Diritti delle persone, si è spesa molto.
Consigliera, partiamo dalla legge contro l’omotransfobia appena approvata. Il tema dei diritti civili non sembra di quelli in grado di mettere tutti d’accordo.
«In realtà il percorso della legge parte da lontano, dal 2014 con la proposta a prima firma Franco Grillini da me sottoscritta. Poi il tema è rimasto ai margini dell’agenda politica fino a quando non è stata depositata la proposta di legge di iniziativa popolare approvata dai Consigli delle Città di Bologna, Reggio Emilia e Parma. A quel punto, in modo sempre più chiaro, si sono manifestate due visioni di società contrapposte. La nostra, che è quella dei diritti e dei doveri, costituzionalmente garantiti. E poi quella delle destre, che si sono opposte, anche in modo feroce, arrivando persino ad accostare l’omosessualità a delle aberrazioni. Poi ci sono state anche minacce e diffamazioni».
Che minacce?
«Lettere anonime recapitate in Regione, una ad esempio anonima spedita da Torino, minacce e diffamazioni sul web nei miei confronti e di altri consiglieri. Le stiamo valutando, per rispondere in modo adeguato ad azioni vili che esulano dalla dialettica politica, anche in raccordo con l’azione promossa dai vertici nazionali del Partito democratico. Un team di legali è al lavoro, perché non è in gioco solo la reputazione e l’onorabilità personale, sentiamo la responsabilità di fermare un’istigazione all’odio che rischia di minare la convivenza democratica».
La legge, nonostante l’ostruzionismo, è passata. In cosa consiste?
«Prima di tutto riconosce che esistono queste violenze: cioè ci sono persone vittime di violenza a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere. Non è una cosa da poco, perché c’è chi nega che questo accada. C’è anche chi pensa che sia inutile occuparsi di cose che toccano una minoranza di persone: noi pensiamo invece che questo sia il tratto fondante delle democrazie liberali. La legge si pone l’obiettivo di formare i servizi pubblici in modo adeguato perché siano in grado di intervenire: pensiamo ad esempio al caso di bullismo omofobico nei confronti dei ragazzi. La legge istituisce anche un osservatorio sul fenomeno, di cui fino ad ora si aveva consapevolezza solo grazie all’opera meritoria delle associazioni Lgbti sul territorio».
Nella polemica sulla legge è finita anche la vicenda degli affidi di Bibbiano.
«Hanno tentato di associare la comunità Lgbti ai fatti della Val d’Enza, per criminalizzare una comunità intera. Ma su Bibbiano è stato fatto anche molto altro. La cosa grave è che l’interesse superiore dei minori è sparito dal dibattito e per colpire il Pd si è deciso di colpire una comunità, un intero sistema di servizi, di lavoratori e di lavoratrici».
Perché qualcuno dovrebbe aver interesse a colpire il sistema dei servizi dell’Emilia?
«Prima di tutto per fini elettoralistici facendo cassa sulla pelle dei più fragili. Poi perché si contrappongono due visioni. Quella delle destre, di Pillon tanto per capirsi, che vogliono portarci indietro di cinquant’anni sul diritto di famiglia, dove l’uomo comanda, le persone si difendono da sole e vince il più forte. Poi c’è la nostra, che pensa che le violenze e le discriminazioni non siano fatti privati, che la solidarietà abbia un valore e che le istituzioni debbano fare la propria parte. Questo significa rispettare il lavoro della magistratura e nel frattempo, anziché perdersi in polemiche strumentali, impegnarsi per individuare eventuali criticità con serietà e rigore, con un obiettivo prioritario: la tutela dei bambini».
Le elezioni regionali si avvicinano. Come vede la sfida imminente con una Lega così forte?
«Saranno mesi intensi. La Regione ha ottenuto risultati importanti, penso ad esempio alle azioni a sostegno della competitività economica, dell’occupazione, della gestione del dramma del terremoto. Dal momento che le potenzialità sono enormi non bisogna però accontentarsi e sedersi. Sono fiduciosa sull’esito delle elezioni e lo sono anche per il segnale di unità e compattezza che abbiamo dato con la legge contro l’omotransfobia: è un passaggio significativo di identità politica, una scelta di campo. Vuol dire che l’Emilia-Romagna non ritiene secondario migliorare le condizioni di vita delle persone, tutte le persone, nessuno escluso. Il Pd ha trovato una compattezza e una sintesi non scontate su questo tema. È una lezione, non solo per la nostra regione». —
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