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Omicidio al Moulin Rouge, in 500 alla veglia per Hui. Marea di dolore e rabbia: «Poteva capitare a tutti»

Ambra Prati
Omicidio al Moulin Rouge, in 500 alla veglia per Hui. Marea di dolore e rabbia: «Poteva capitare a tutti»

La comunità cinese mai così coesa e comunicativa tra striscioni, fiori e lumini. Tra gli italiani la mamma di Jessica Filianti, don Daniele Bassoli e dei bagnolesi 

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REGGIO EMILIA. Striscioni, cartelloni con foto felici della vittima al mare e in Grecia, un altare listato di nero dove non bastava lo spazio per i lumini, un mare di rose bianche, pianti (la madre Chen Ling ha urlato disperata più volte) e lacrime.

E soprattutto una comunità cinese che mai prima d’ora è parsa così coesa, aperta e comunicativa. Tantissime persone – gli agenti in borghese della Digos ne hanno contate tra le 450 e le 500, del resto il pellegrinaggio davanti al bar è iniziato nel primo pomeriggio – hanno voluto partecipare ieri alla veglia in ricordo di Hui Zhou, 24 anni (ne avrebbe compiuti 25 il 23 settembre), la vittima del brutale assassinio dell’8 agosto 2019 definito più volte «il giorno più triste».

Nella folla predominavano i cinesi di ogni età: bambini, tanti coetanei di Hui, donne incinte, adulti e anziani. Alcuni provenienti da altre regioni, intenti a filmare con il cellulare e a postare subito sui social la cerimonia. C’era perfino un giornalista di un quotidiano , in lingua cinese, di Milano, a dimostrazione della vasta eco nazionale che ha suscitato il caso.

Numerosi anche gli italiani che hanno sfidato la temperatura proibitiva. Dai semplici clienti occasionali («venivo ogni tanto a prendere il caffè – ha detto una reggiana – Era una bambina, uccisa da un sogetto più volte espulso: ci fa pensare») ai “vicini di casa” di AQ16; da don Daniele Bassoli, parroco di Pieve Modolena («nella messa domenicale abbiamo ricordato la ragazza con una preghiera») a Giuliana Reggio, la mamma di Jessica Filianti (uccisa a coltellate 23 anni fa dal fidanzato), politici di sinistra e di destra.

Quando il papà Oscar ha visto la bagnolese Anna Candeli, l’ha abbracciata scoppiando in un pianto dirotto. «Sono stati miei inquilini per 15 anni a Bagnolo, dove avevano un laboratorio di confezioni fino al 2009 – ha raccontato Anna – Hui era una bambina. Bravissime persone, gente onesta e rispettosa».

Alle 19.30, dopo un minuto di silenzio, sono iniziati gli interventi, una decina compreso il vicesindaco di Reggio Emilia Alex Pratissoli. Affiancati da una interprete, hanno preso il microfono un rappresentante della chiesa cristiano evangelica di Reggio, l’Aicer (associazione imprese cinesi in Emilia-Romagna), il presidente dell’associazione cinese di Reggio, il presidente dell’associazione bar cinesi in tutta Italia, il presidente dell’associazione aziende cinesi in regione.

Gli interventi, a tratti commoventi, hanno puntato su concetti ricorrenti: «è stata uccisa senza un motivo», «poteva capitare a chiunque», «ora tutti coloro che gestiscono un bar hanno paura», «chiediamo più sicurezza per le nostre attività». Discorsi che hanno sottolineato i sentimenti dominanti dei 5mila cinesi reggiani d’adozione: dolore («il nostro cuore sanguina»), solidarietà ai genitori («hanno perso una brava figlia, era come un tesoro»), rabbia («proviamo rabbia verso quel delinquente»).

E un solo auspicio, che si è levato a ripetizione dalla massa vestita di nero, sotto allo striscione del lutto (bilingue) che recitava «punizione severa al criminale, giustizia per Hui Zhou». «Chiediamo alla polizia di trovare il responsabile e di punirlo. Fateci vedere che la legge funziona». Un’ora dopo l’applauso e la fila per deporre una rosa bianca davanti alla foto della vittima.

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