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A Reggio Emilia 850mila turisti Crescita del 4,5%

A Reggio Emilia 850mila turisti Crescita del 4,5%

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REGGIO EMILIA. Secondo l’analisi dei dati Istat da parte dell’Ufficio Studi Lapam Confartigianato, nel 2018 Reggio Emilia e la provincia contano 845.809 presenze turistiche con una media di 2,2 notti

per turista, all’interno di una regione come l’Emilia-Romagna ad altissima vocazione turistica con 40.647.799 presenze, valore superiore del 1,4% rispetto alle 40.095.054 presenze registrate nel 2017. Nel confronto con le altre regioni la nostra è quarta per numero di presenze totali (italiani più stranieri) e prima per presenze di turisti italiani, mentre si posiziona al sesto posto per le sole presenze di stranieri (10.836.813 presenze).

Tornando a Reggio, Lapam rileva come la variazione sia molto positiva: tra il 2017 e il 2018 le presenze sono aumentate del 4,5%, con il 29% di stranieri che sono cresciuti pure del 4,5%. Il Comune che ha ospitato più turisti è il capoluogo, Reggio Emilia, con 368mila presenze nel 2018, seguito da Ventasso, Rubiera e Correggio (rispettivamente 86mila, 51mila e 50mila). Più staccati Scandiano e Bagnolo in Piano (entrambi a quota 23mila), Montecchio e Brescello (appaiati a 22mila), Casalgrande (19mila) e al decimo posto Castelnovo ne’ Monti con 18mila presenze.

Infine da dove vengono gli stranieri che visitano le nostre città? Dalla Germania (30mila presenze) a seguire la Cina (20mila), Francia (18mila) mentre al quarto posto ci sono gli Stati Uniti con 14mila presenze. Più staccati britannici (10mila), svizzeri, rumeni e polacchi (tutti a 9mila), olandesi e spagnoli con 8mila turisti.

Allargando il quadro, alla fine del I trimestre 2019 le imprese artigiane in provincia di Reggio Emilia operanti in attività economica a vocazione turistica sono 2.100, pari all’11,4% dell’artigianato totale (percentuale minore rispetto a quella regionale, con il 13,9%). L’Ufficio Studi Lapam Confartigianato evidenzia come il comparto più rilevante del settore sia quello dell’abbigliamento e calzature con il 36,9% del totale, mentre ristoranti e pizzerie valgono il 17% e l’agroalimentare pesa il 15,3% del totale. Altre attività manifatturiere e dei servizi sono al 15,2% del totale. —

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