«L’Iva è una scusa come lo spread Vogliono solo salvare la poltrona»
Per il deputato leghista Gianluca Vinci non ci sono alternative a sciogliere subito le Camere «In questi mesi abbiamo lavorato ma con il freno tirato per colpa del Movimento 5 Stelle»
L’INTERVISTA
«Il governo di scopo farebbe danni incalcolabili e avrebbe come unico scopo quello di salvare la poltrona dei parlamentari». Gianluca Vinci, segretario regionale della Lega e deputato, ieri era Roma per partecipare alla riunione indetta dal partito in questi giorni cruciali per la legislatura.
Deputato Vinci, da parte sua nessun dubbio sulla necessità di andare alle urne?
«Questa crisi si risolve solo con il voto e il voto subito. Il paese non vuole e non ha mai voluto governicchi, governucci, inciuci tra i Cinque Stelle e il Pd».
Però gli scenari economici sembrano sconsigliare, a molti, il ricorso alle urne.
«Sì, per salvare le poltrone ora sventolano il rischio dell’aumento dell’Iva. Una paura vecchia, che tirano fuori sempre. In realtà non c’è alcun problema perché fino ad ora si è sempre evitato l’aumento. È un po’ come lo spread. Prima si diceva lo spread, adesso c’è l’Iva».
Ma ci sono tempi i tempi tecnici per preparare la manovra se si va al voto? Ben che vada il nuovo Parlamento sarebbe operativo a novembre.
«La manovra è già pronta. La maggior parte del lavoro non lo fanno i parlamentari ma gli uffici tecnici. Non siamo noi a doverla redigere: non è che se a settembre non c’è il Parlamento non si può fare».
Ma gli scenari economici non la preoccupano?
«Vogliamo fare quello che ci chiedono gli imprenditori. Far ripartire il paese, fare opere nuove».
Perché non lo avete fatto?
«Abbiamo lavorato ma con il freno a mano tirato, una situazione insopportabile. Per questo dovevano fare un cambiamento».
Ma se il parlamento decidesse di appoggiare un nuovo governo?
«Capisco la voglia di Renzi di tornare al potere in qualche modo ma non credo che questa sia una possibilità perché gli italiani poi correrebbero dietro ai parlamentari. Nessuno vuole un governo che non ha obiettivi comuni se non quello di salvare la poltrona».
Il Movimento 5 Stelle chiede di approvare prima il taglio dei parlamentari.
«Altra balla. Un governo in carica con quello scopo dovrebbe durare fino al termine della legislatura. Perché anche dopo aver approvato la riforma ci sarebbero tutta una serie di adempimenti previsti dalla Costituzione».
A proposito di elezioni, quelle regionali si avvicinano.
«Il presidente Bonaccini può scegliere se andare al voto due mesi prima della scadenza di novembre o due mesi dopo. Ha comunicato che renderà nota la data in settembre, dunque, come si sente dire, vorrà andare al 26 gennaio, ultimo giorno utile. Noi arriviamo a questo appuntamento come primo partito in Emilia-Romagna: sentiamo la voglia di cambiamento».
Alle ultime elezioni amministrative la Lega è cresciuta e ha vinto in molti Comuni, ma a Reggio no. Questo la induce a una qualche riflessione sulla scelta dei candidati?
«Il contesto reggiano è storicamente difficile, come quello di Bologna. Sono le roccaforti rosse. Ma essere andati al ballottaggio in un Comune governato sempre dalla sinistra è un’ottima partenza. Alle amministrative i sindaci hanno un maggiore legame con il territorio. Alle regionali questi legami ci sono meno e dunque i singoli candidati incideranno meno». —
J. D. P.
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