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«Seguivamo la mappa scaricata dal web Punto pericoloso, perché non segnalato?»

Elisa Pederzoli
«Seguivamo la mappa scaricata dal web Punto pericoloso, perché non segnalato?»

Il fidanzato di Marisa Moretti, morta dopo la caduta al trial notturno, consegna un memoria a carabinieri e procura

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Mentre la comunità si prepara a dare l’ultimo saluto a Marisa Moretti – la 47enne di Castelnovo Monti morta sabato per le conseguenze della caduta nel dirupo durante la partecipazione al trial notturno organizzato per il centenario della centrale di Ligonchio – non si placa il dolore per una tragedia senza appello. E a non darsi pace è soprattutto Paolo Fabbiani, il compagno, che era con lei quella notte.

La questione del tracciato della corsa è sotto la lente dei carabinieri. Ma anche lo stesso geometra vuole che sia chiaro che lui, Mari e l’amica che era con loro non sono usciti dal percorso della gara. Non consapevolmente, almeno. E tutto ora verte su questo punto. Con un legale, ha prodotto una memoria che nelle prossime ore provvederà a consegnare a carabinieri e procura.

Poche pagine ma con tanto di mappe allegate, per ribadire che si orientavano utilizzando la cartografia del percorso scaricata da internet, nella pagina dell’organizzazione dell’evento. Evidenzia, inoltre, che ogni 100-150 metri – questo era stato loro riferito loro al briefing della corsa – avrebbero dovuto trovare nastri bianchi e rossi e bandierine “Hoka” con scritte blu e che se non fossero state visualizzate occorreva tornare indietro.

Fabbiani, nella sua memoria, spiega che già all’inizio del percorso «le indicazioni erano scarse e spesso non si comprendeva l’esatto percorso da seguire». Spiega anche che i tre hanno sostato a Rio Re, hanno raccolto lamponi, chiacchierato col gestore del rifugio e poi di aver imboccato «come da mappa della corsa» il sentiero 637 che percorre una strada carrabile. Una mappa in cui sono indicati con tre colori i tre percorsi differenti della gara: Mari e il compagno avevano scelto il più corto, quello indicato di giallo. Ma – scrive Fabbiani nella sua nota – in quel punto non era apposta alcuna specifica segnalazione che suggerisse o prescrivesse di lasciare il percorso del sentiero 637 e di seguire un altro tracciato. Dice che erano «confortati» dalla mappa nel loro procedere. Ma circa 70 metri dopo, Mari che in fila indiana era per ultima, è caduta nel dirupo che purtroppo non le ha lasciato scampo.

Che si dovesse abbandonare il sentiero 637 e «prendere una sorta di bretella verso il sentiero 609, compiendo una sorta di svolta a U, per poi riprendere il sentiero 637» Fabbiani, Marisa Moretti e l’amica non lo sapevano. «Può essere – scrivono – che gli organizzatori avessero voluto saltare quella parte del sentiero 637 che appariva impervio e pericoloso». Per Fabbiani però era «omessa ogni segnalazione che comportasse di proseguire sulla carraia e di impedire ai partecipanti di continuare sul 637». «Perché – chiede nella sua memoria – non c’erano ostacoli che impedissero l’accesso al 637 qualificato come pericoloso anche secondo gli organizzatori?».

Il funerale di Mari si terrà domani. Alle 9.30 la salma partirà da Castelnovo Monti per la chiesa di Cecciola. Stasera alle 20.30 al Sant’Anna ci sarà il rosario. Il compagno ci tiene a ringraziare chi gli sta vicino, in particolare gli amici Stefano Galeazzi, Gianni Zannoni, Nicolò Provettini in questo momento così doloroso. —



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