«Il percorso poteva cambiare ma avreste dovuto dircelo»
Lunga lettera aperta del compagno di Marisa Moretti morta dopo il trial notturno Paolo Fabbiani ripercorre quella lunga notte: una serata lieta finita in tragedia
VENTASSO. Un post lunghissimo, una lettera pubblica che assomiglia a uno sfogo, che risponde al bisogno di spiegare, mettere in fila i momenti, dire ancora una volta che se hanno sbagliato percorso è perché la mappa dell’evento diceva un’altra cosa, le indicazioni non erano chiare, quel tratto di sentiero pericoloso non era sbarrato.
Paolo Fabbiani, il compagno di Marisa Moretti morta a 47 anni dopo la caduta durante la partecipazione al trial notturno organizzato a Ligonchio in occasione del centenario della centrale venerdì sera, è un fiume in piena.
«Siamo partiti insieme agli altri partecipanti di corsa, ma poco dopo visti i notevoli dislivelli, siamo andati di passo. Eravamo gli ultimi: l’obbiettivo era andare a vedere il tramonto sui monti, cosa che io e Mari facevamo spesso sul Ventasso, intorno e sopra la Pietra di Bismantova» scrive. Il suo è un resoconto dettagliato dei passi compiuti, del percorsi Cai seguiti. Del fatto che le bandierine prima c’erano, poi non c’erano più. Io ero davanti, poi c’era Sonia e Mari ultima. Stavamo andando piano. Ad un certo punto sento un rumore dietro, come sassi che rotolano, mi giro e vedo la mia compagna che rotola a valle ed in un attimo sparisce e poco dopo il rumore del tonfo sul letto del fiume».
Paolo Fabbiani racconta i concitati momenti dei soccorsi, lui che scende da lei, che le sta accanto. Lei che respira male ma non riprenderà mai più conoscenza. Del malore accusato a sua volta.
Poi, però, lo spazio è per quel tracciato maledetto sbagliato. Con una replica anche alle parole dell’assessore Marika Nuccini che alla Gazzetta ha dichiarato che la mappa pubblicata on line era solo indicativa che in qualsiasi momento il tracciato avrebbe potuto essere cambiato. «Sì certamente, lo potete fare, ma al breefing me lo dite e mi fate vedere una cartografia aggiornata. Se per voi la mappa è solo indicativa vuole dire che siete degli incompetenti: io sono 35 anni che giro le montagne, sono socio Cai e la prima cosa che ti insegnano ai corsi è quella di avere sempre con sè la cartografia della zona in cui ci si trova e una bussola, oggi abbiamo anche i gps bastava che fosse possibile scaricare la traccia Gps da sito e nessuno dei percorsi corto medio e lungo si sarebbe perso, come è successo negli altri percorsi» scrive.
«Nell’interrogatorio mi chiede – scrive parlando del colloquio avuto col maresciallo dei carabinieri di Ligonchio – perché abbiamo imboccato un sentiero chiuso non più utilizzato. Gli rispondo che il sentiero è aperto e segnalato e la cartografia indicava di seguire il sentiero 637 fino al ponte Rio Rimale». Ci è tornato Paolo Fabbiani su quel percorso domenica. Ha voluto rifare i passi compiuti con Mari, rivedere dove è successo. Cercare a tutti costi un perché. —
El.Pe.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
