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Scandalo affidi, il sindaco di Bibbiano interrogato in procura

Enrico Lorenzo Tidona
Scandalo affidi, il sindaco di Bibbiano interrogato in procura

Il primo cittadino di Bibbiano sentito per tre ore su richiesta del sostituto procuratore Valentina Salvi. Attesa per il Riesame

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REGGIO EMILIA. Andrea Carletti è stato interrogato in procura. A porgli le domande per tre ore circa è stata il sostituto procuratore Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta sui presunti affidi illeciti che hanno squassato il sistema dei servizi sociali della Val d’Enza, Unione dei Comuni dove Carletti aveva la delega al Sociale, accusato ora di abuso d’ufficio e falso ideologico.

Un interrogatorio lungo il suo, avvenuto lunedì dalle 10 alle 13 circa, con Carletti giunto in procura assieme al suo avvocato, Giovanni Tarquini.

«Carletti è stato convocato dal pm per procedere a interrogatorio e ha risposto a tutte le domande a lui rivolte, ribadendo la propria piena correttezza in rapporto alle vicende che lo riguardano», conferma il legale del sindaco sospeso di Bibbiano.

Il primo cittadino del Comune della Val d’Enza si trova ai domiciliari dal 27 giugno scorso. Carletti ha sempre mantenuto la carica di sindaco ma, pochi giorni dopo, è stato sospeso dalle sue funzioni dal prefetto di Reggio Emilia in virtù della Legge Severino e si è anche autosospeso dal Partito Democratico. Due settimane fa aveva chiesto la revoca degli arresti domiciliari, respinta dal giudice per l’indagine preliminare Luca Ramponi, con parere contrario espresso anche dalla procura.

Ora, dopo quel verdetto, la procura ha chiesto di sentire il sindaco, che attende di sapere anche la fissazione della data del Riesame.

L’avvocato Tarquini, infatti, ha presentato ricorso al tribunale della libertà, chiedendo in quella sede la revoca dei domiciliari al sindaco.

Le richieste di revoca dei domiciliari e delle misure sospensive sono state anche altre dopo lo scoppio dell’inchiesta. L’ultima in ordine di tempo è stata quella accolta cinque giorni fa per un’altra indagata, rimessa in libertà. Si tratta di Maria Pia Veltri, arrestata sempre nell’ambito dell’inchiesta, ma andata in pensione pochi giorni fa. Un fatto che, secondo il gip di turno Giovanni Ghini, ha fatto cadere in questo caso l’esigenza della misura cautelare e, per questo motivo, è tornata in libertà. Si tratta in questo caso di una donna di 63 anni, ex coordinatrice del servizio sociale dell’Unione della Val d’Enza, che era stata infatti arrestata con l’accusa di falso ideologico, frode in processo e depistaggio. Secondo l’accusa della procura reggiana, aveva rilasciato false dichiarazioni, sviando le indagini. Il gip le aveva concesso di trascorrere i domiciliari in Calabria, sua regione d’origine, per assistere l’anziana madre. —

Enrico Lorenzo Tidona

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