Reggianità sfregiata, dopo sette mesi sono ancora imbrattati i volti di Panizzi, Tondelli e Ligabue
Nessuno sembra preoccuparsi dell’offesa alla reggianità commessa da un vandalo iconoclasta nei confronti di tre illustri concittadini, il patriota Antonio Panizzi, il pittore Antonio Ligabue e lo scrittore Pier Vittorio Tondelli
REGGIO EMILIA. Nessuno sembra preoccuparsi dell’offesa alla reggianità commessa da un vandalo iconoclasta nei confronti di tre illustri concittadini, il patriota Antonio Panizzi, il pittore Antonio Ligabue e lo scrittore Pier Vittorio Tondelli, effigiati nel murale che ricopre in via Malta la fiancata della biblioteca Panizzi.
A distanza di sette mesi, le loro immagini sono ancora oscurate dalla vernice scura, mentre quella deturpata nelle stesse notti in viale Piave, è stata ripristinata nel giro di un mese. Quest’ultimo sfregio, compiuto in gennaio, era stato immediatamente denunciato come un odioso atto di razzismo in quanto oltraggiava la memoria di Sylvester Agyemang, il tredicenne ghanese morto nel gennaio 2014 alla fermata dell’autobus di viale Piave.
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Un volto a lui somigliante era stato disegnato sul muricciolo che separa la fermata dalla ferrovia per ricordare ai passanti lo strazio di quell’incidente. Fu forte e unanime, quindi, lo sdegno nello scoprire che era stato ignominiosamente imbrattato. Tuttavia quando, nel giro di tre giorni, le riprese delle telecamere permisero di individuare il colpevole, si appurò che il gesto non era stato motivato da odio razziale, ma da insofferenza nei confronti di qualunque raffigurazione umana che inquinasse l’astratta simbologia dei moderni graffiti.
Tant’è che probabilmente la stessa mano aveva cancellato, qualche notte prima, anche i visi pallidi dei tre famosi concittadini rappresentati sul murale di via Malta, mentre non era stata toccata la piccola lapide con il nome e la foto del ragazzo ghanese collocata nel luogo dell’infortunio.
Fatto sta che lo scorso 8 febbraio è stato inaugurato in viale Piave il nuovo murale in presenza del padre di Sylvester, mentre Antonio Panizzi, Antonio Ligabue e Pier Vittorio Tondelli paiono condannati a quella “damnatio memoriae” che nell’antica Roma colpiva gli imperatori e gli altri personaggi pubblici caduti in disgrazia con la distruzione delle statue e delle immagini che li ritraevano.
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