«Lo scopo non è abbattere degli alberi ma rinnovare il parco a fine educativo»
Matteo Campanini, presidente della Fondazione Veneri, spiega l’idea e il concetto in merito alla riqualificazione del parco
L’INTERVISTA
Alexandra Cazacu
«Ci dispiace che abbiamo dovuto subire un’ atto vandalico, il cartello che abbiamo esposto era per tutti. Serviva a informare tutti su quello che stava accadendo dentro il parco». Matteo Campanini, presidente della Fondazione Veneri, parla del cartello imbrattato presso la scuola d’infanzia.
La protesta di alcuni cittadini – in seguito all’abbattimento di 33 alberi del parco Veneri a Fogliano – rischia di danneggiare l’immagine stessa della scuola, soprattutto dopo l’atto vandalico subìto.
Matteo Campanini, presidente della Fondazione, ci tiene a spiegare l’ utilità e l’idea che c’è dietro al progetto, in un’intervista video pubblicata sul sito della Gazzetta di Reggio e postando anche contenuti informativi sulla propria pagina Facebook.
«Nel 2017 è nato questo progetto. Il tutto è partito dall’idea di alcuni genitori che, insieme al consiglio, hanno chiesto alle maestre di elaborare un pensiero sull’utilizzo didattico, educativo e pedagogico del parco. Da qui la proposta di seguire il “modello’’ della scuola d’infanzia “Allende’’, che utilizza il parco come un luogo di apprendimento e di esperienze, simile a un aula», continua Matteo Campanini.
«Dopo un lungo approfondimento, durato vari mesi, coinvolgendo bambini, insegnanti e genitori insieme anche agli esperti come Sturloni e Silvia Ghirelli per la parte paesaggistica e botanica, si è giunti alla presentazione del progetto all’assemblea pubblica nel maggio 2019».
I lavori, già in atto da qualche giorno, prevedono il recupero dell’ unico albero secolare presente chiamato Sophora yaponica e «la disposizione delle nuove piante in modo da consentirle un modo naturale di crescita e riducendo al minimo l’intervento umano».
«Gli aspetti che più caratterizzano il progetto – sottolinea Matteo Campanini – sono la siepe lungo la strada, che sarà di carpino e rinforzata nel suo compito anche di barriera, di tre gruppi di arbusti con una diversa fioritura, sia di tempo sia di colore, gruppetti di alberi medi utili per il gioco, per l’ osservazione e le arrampicate. Le aree di prato per la fioritura delle varie essenze di erbe e infine le montagnole di cui una con il salice piangente e la predisposizione per lo stagno».
Campanini vuole far soffermare i cittadini sull’aspetto centrale del progetto cioè sull’indirizzo educativo della scuola rivolto alla naturalità e alla possibilità dei bambini di stare al contatto con la natura. Per quanto riguarda gli alberi abbattuti, dopo la perizia di alcuni esperti come la paesaggista Silvia Ghirelli e il prof. Mario Ferrari, fotopatologo esperto, è emerso che i cedri erano pericolosi. «Alcuni aceri, che sono situati nella parte storica del parco, erano malati o a ciclo vegetativo e la siepe lungo la strada era in condizione pietosa».
In conclusione Matteo Campanini spiega: «Dentro al parco c’erano circa 80 alberi, bisognava capire se avevano un senso. Gli alberi abbattuti erano dei cedri atlantici provenienti dal Marocco e di certo non inerenti alla nostra vegetazione e al nostro clima, in più – conclude Campanini – erano stati piantati male e troppo vicini all’edificio, a lungo andare avrebbero potuto rovinare le fondamenta della scuola». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
