Gazzetta di Reggio

Reggio

i numeri dei carabinieri 

Rifiuti, il Nucleo forestale dà la caccia agli specialisti dei capannoni sfitti

Ambra Prati
Rifiuti, il Nucleo forestale dà la caccia agli specialisti dei capannoni sfitti

Nei primi mesi dell’anno il Nipaaf ha superato i numeri del 2018: 17 reati, 25 denunciati e 10 veicoli ed edifici sequestrati

3 MINUTI DI LETTURA







Gestione dei rifiuti: nei primi otto mesi dell’anno il Corpo Forestale dei carabinieri ha totalizzato un numero di interventi e servizi pari all’intero anno scorso.

Lo affermano i numeri del Nipaaf, il Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale: la squadra, formata da quattro militari, competente per il settore rifiuti e che si muove – a differenza della Stazione Forestale, che verifica le segnalazioni – in base a fonti confidenziali e a intuizioni investigative ad ampio raggio.

Nel corso del 2018 il Nipaaf ha registrato 19 informative di reato trasmesse alla Procura di Reggio Emilia e 24 persone denunciate all’autorità giudiziaria, mentre da gennaio 2019 a oggi i fascicoli sono stati 17 e le persone denunciate 25. Per quanto riguarda i sequestri, l’anno scorso sono stati apposti i sigilli a 5 veicoli e un immobile, mentre nei primi mesi di quest’anno sono stati sequestrati 5 veicoli e 5 immobili artigianali o industriali.

In realtà, come spiega la comandante Sandra Di Domenico, alla guida del Corpo Forestale – una specialità dell’Arma che conta un’alta percentuale di donne in divisa – dal gennaio 2017, quando è avvenuto il passaggio del Corpo Forestale sotto l’Arma dei carabinieri, «non sappiamo se c’è stato un effettivo incremento dei reati ambientali legati ai rifiuti. Di certo c’è un incremento dei controlli e un monitoraggio costante da parte nostra su un fenomeno dimostrato dalle ultime operazioni».

Come l’operazione “Haephestus”, avviata nel 2017 sotto il coordinamento della Dda, che ha portato a scoperchiare una banda specializzata nello stoccaggio abusivo di rifiuti metallici e ferrosi, soprattutto rame. O come le 1.500 balle di rifiuti pericolosi (770 tonnellate) scoperte nell’aprile scorso a Luzzara.

Il fenomeno più preoccupante e più frequente è la tendenza, da parte delle aziende “pulite”, ad affidare la gestione dei rifiuti a ditte terze, che li prelevano e li stoccano a costi notevolmente inferiori. Prezzi stracciati motivati dal fatto che queste ditte, «spesso provenienti da fuori regione e che si avvalgono di bassa manovalanza costituita da stranieri o irregolari», anziché disfarsi dei rifiuti si limitano ad affittare capannoni sfitti. «Capannoni isolati, in zone lontane da occhi indiscreti, dove questi intermediari dalla veste legale possono stoccare masse di rifiuti delle tipologie più diverse (tessili, plastica, autodemolizioni) in attesa dello smistamento in altre regioni o all’estero – ha spiegato ancora la comandante – Il tutto spesso all’insaputa dei titolari dei capannoni». Un fenomeno molto pericoloso perché, prosegue Di Domenico, «è forte il pericolo che questi immobili stracolmi di scarti prendano fuoco, come è avvenuto nel centro-sud».

Anche quando questi “specialisti”dei rifiuti vengono individuati, i carabinieri forestali si trovano a dover agire all’interno di normative legislative farraginose: così i responsabili se la cavano aprendo il portafoglio. «Le sanzioni amministrative e le ammende di natura penale sono salate, ma spesso chi contravviene alle leggi sui rifiuti fa ricorso e apre lunghi contenziosi con Arpae, contestando le analisi del materiale sequestrato». Il risultato è che i procedimenti penali possono durare anni. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google