Gazzetta di Reggio

Reggio

LETTERA AL SINDACO VECCHI 

Via Turri e zona stazione Sindacati e associazioni chiedono più attenzione

Alexandra Cazacu
Via Turri e zona stazione Sindacati e associazioni chiedono più attenzione

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Sindacati e associazioni tornano a battere il tema della sicurezza e dell’integrazione in zona stazione. I sindacati Cisl Emilia Centrale, Cgil Reggio Emilia, Uil Reggio Emilia e le associazioni Acc.qua, Anolf, Anteas, Ceis, il Centro mediazione culturale Reggio, Impossibile Cooperativa di Comunità, Coop la Quercia, Mondinsieme, la Parrocchia di San Francesco da Paola-Unità Pastorale San Giovanni Paolo II, Sicet, Sunia e Uniat hanno scritto una lettera a Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, per chiedere di dare nuova vita a via Turri e alla zona stazione, promuovendo anche «una campagna di comunicazione adeguata, che rimetta la zona stazione al centro dell’attenzione cittadina».

Via Turri e i dintorni della stazione, a partire dagli anni Settanta e Ottanta sono stati abitati, e tutt’ora lo sono, da cittadini di sessanta nazionalità diverse – scrivono nella lettera – con punte del 80% di immigrati in via Turri.

A tal proposito i sindacati e le associazioni nella loro lettera affermano: «Crediamo che si possa giungere a rivedere, anche con un nuovo protocollo, le modalità di azione e raccordo delle esperienze sociali, di lavoro e di amministrazione di questa zona strategica della città di Reggio Emilia. Per questo – scrivono – riteniamo che, unitariamente e assieme ai cittadini del quartiere, noi possiamo essere un valido interlocutore per la pubblica amministrazione».

Nel documento i sindacati ritengono anche che «si debba smontare la percezione di una zona sinonimo di degrado ambientale e urbanistico, oltre che di immigrazione incontrollata, ma con questo non si vogliono negare i gravi episodi di ordine pubblico avvenuti nel tempo».

Per i firmatari della lettera c’è anche il rischio che questa situazione di degrado si estenda anche nei quartieri limitrofi, come Mirabello e Santa Croce. In particolare, i sindacati e le associazioni chiedono di confrontarsi su nuove politiche socio abitative, per una graduale ridistribuzione delle famiglie sul territorio, per una riqualificazione urbana vera e propria, per alloggi sociali o per l’incentivazione dei servizi.

Essi affrontano anche il tema della sicurezza, per cui, oltre ai presidi di polizia, occorre intervenire anche con la formazione permanente in accordo coi presidi sociali della zona, ma anche le politiche sociali, educative e culturali, dai doposcuola alle raccolte alimentari e ai campi estivi. Viene posta l’attenzione anche sul commercio e l’artigianato, che dovranno essere incentivati grazie a forme agevolative, il tema della mobilità, rafforzando la sicurezza e forme di mobilità come piste ciclabili. Occorre mettere in rete e far dialogare tra loro tutte le iniziative di carattere culturale, artistico e creativo, le quali, oltre a favorire l’integrazione, consentono di contrastare l’illegalità e favoriscono la nascita di relazioni sociali. —



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