A settembre si torna alle origini «Festa spalmata sui quartieri»
Il Pd di Reggio Emilia città sta preparando un cartellone in diversi quartieri per una versione in scala e sostenibile per rimpiazzare FestaReggio
REGGIO EMILIA. «Io sono tra quelli che pensano che al Campovolo non ci faremo più ritorno». William Orlandini è uno dei portabandiera di FestaReggio, con la falce e il martello nel cuore ma che sa cosa vuol dire cominciare a montare la festa un mese prima dell’apertura e finire di smontarla un mese dopo. Quando gli chiediamo come fa a stare senza FestaReggio poco ci manca che si arrabbi: «Ma noi stiamo organizzando, stiamo lavorando, ripartiamo dai quartieri!» dice il pasionario, anima del circolo Pd dell’Orologio. «Chiaro: non si può sostituire FestaReggio ed è evidente che, non essendoci, i volontari quest’anno non siano lì. Ma non faremo mancare la nostra presenza sui territori. A breve presentiamo le nuove feste nei quartieri di Reggio. Non mancheranno gnocco fritto, lambrusco, liscio, teatro dialettale e dibattiti. Si parte il 13, 14 e 15 settembre dall’Orologio, poi ci sarà San Maurizio. Gli altri due fine settimana sono da definire. Forse la Rosta e Pieve, ma pensiamo anche a Rivalta. Poi la festa finale in centro, a metà ottobre. C’è fermento e la politica non può mancare: guardate il governo o le regionali. La tempistica è giusta».
Un ritorno alle origini, messo insieme con il segretario del Pd cittadino Luca Cattani: la prossima settimana dovrebbero incontrare i segretari dei circoli coinvolti e stendere il cartellone. Per Orlandini «siamo al 90%, ormai al traguardo. È necessario che ci sia una forte presenza politica, con personaggi di primo livello, senza far mancare l’intrattenimento e i punti ristoro. Intanto partiamo col gnocco fritto, poi se abbiamo i permessi facciamo tortelli e caplèt».
Ci sarà spazio anche per i ristoranti di Festareggio? «Sì ma non il solito ristorante da 400 posti. Vediamo. In settembre si vedranno i frutti di questo lavoro. Dobbiamo fare l’incontro coi circoli. Il coordinamento cittadino e alla federazione faranno il calendario».
Le perplessità su questo ritorno alle origini non mancano anche all’interno del partito. «Io sono però tra quelli che crede che non si tornerà al Campovolo. Lì ci sarà un’arena che ha la sua fisionomia. Certo il segretario ne saprà più di me ma se devo montare ogni volta le strutture dall’inizio, senza avere più quelle fisse lì, prevedo costi alle stelle. Altro che risparmi. Ma non vuol dire non fare la festa provinciale. Con tre giorni di festa per quartiere si resta popolari come una volta rafforzando la tenuta dei volontari. E se salta una sabato per il brutto tempo mando indietro l’orchestra e il dibattito lo sposto al coperto del centro sociale, senza perdere capitali». Ma a Reggio dove si farebbe la festa? «Beh... a la fôm in piàsa! E la festa provinciale sarà di volta in volta una di quelle rimaste in piedi». Festa sostenibile, visto che il problema sono i conti in rosso. «Ai conti ci mettiamo le persone giuste e vediamo di farli quadrare». —
E.L.T.
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