Bimba nega gli abusi La madre in affido la ricopre di insulti
Diffusi gli audio delle intercettazioni contenute negli atti Urla feroci e parolacce: poi la donna la lascia sotto la pioggia
REGGIO EMILIA. «Porca puttana scendi! Scendi! Non ti voglio più!». Non c’è amore ma violenza nelle parole contenute nell’audio di un’intercettazione che svela l’approccio aggressivo di una madre affidataria verso quella bimba che i servizi sociali della Val d’Enza le avevano consegnato, togliendola ai genitori naturali perché considerata vittima di presunti abusi in famiglia, rivelatisi poi inesistenti.
Doveva proteggerla ma invece che offrirle affetto per attutire quella già dolorosa frattura familiare, la donna ha investito la minore in più occasioni con «urla feroci e parolacce», come riporta la procura di Reggio Emilia nell’ordinanza dell’inchiesta sui presunti affidi illeciti, che hanno reso tristemente noto il comune di Bibbiano, ma che riguardano in realtà l’intero sistema dei servizi sociali dell’Unione degli otto Comuni della Val d’Enza.
Quei rimproveri sono riportati nelle intercettazioni raccolte nell’indagine, le cui trascrizioni erano già note. Ma la novità scioccante è l’audio originale di quelle grida, ora reso pubblico e riportato da un servizio del TgR Emilia-Romagna, in cui si sente la madre affidataria che prima sgrida e poi lascia sotto la pioggia la bambina perché non parla dei presunti abusi subìti. «Scendi, io non ti voglio più!» le grida più volte la donna nell’intercettazione ambientale dei carabinieri. In un altro audio, la stessa donna sgrida la bimba perché non racconta su un diario degli abusi subìti in passato, rilevatisi infondati nell’inchiesta culminata il 27 giugno scorso con 29 persone indagate e 17 misure cautelari. «Tu non ci scrivi perché hai paura di scrivere, perché le cose che devi scrivere adesso sono talmente profonde che non ti va più di scriverci. Non ci vuoi neanche andare vicino». Anche qui è aggressivo il tono usato dall’adulta nei confronti della minore, la cui storia è diventata uno dei capitoli chiave dell’inchiesta. La madre affidataria è infatti accusata insieme alla compagna – le due donne si sono sposate a Reggio Emilia – di maltrattamenti e frode processuale. Gli assistenti sociali avevano scritto in una relazione trasmessa al tribunale che la bimba in affido non voleva più saperne dei genitori naturali ai quali era stata tolta. Ma gli inquirenti avevano trovato il diario della bimba, in cui – pochi mesi dopo il deposito della relazione – confessava invece di aver pianto più volte per la mancanza dei genitori. Poi la lettera accorata rivolta al padre, ma mai recapitata dai servizi sociali, che sconfesserebbe quel distacco certificato invece al giudice: «Caro papà mi manchi tanto, perché non mi rispondi?». «Angosciante e sconvolgente – è tornato alla carica ieri Matteo Salvini – Questi erano dei mostri». —
Enrico Lorenzo Tidona
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