Gazzetta di Reggio

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«Grazie, ma tutto questo non ci restituirà Hui»

Leonardo Grilli
«Grazie, ma tutto questo non ci restituirà Hui»

Tra i parenti della 24enne uccisa, ieri si respirava un misto fra sollievo e dolore La cognata: «Non crediamo ai problemi psichici, non abbiamo mai notato nulla»

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Il sollievo alla notizia della cattura dell’assassino di Hui Zhou dura lo spazio di un attimo. Poi le lacrime, il dolore e la necessità di organizzare il funerale della 24enne riprendono il sopravvento fra i parenti della barista barbaramente uccisa dodici giorni fa.

Fra persiane semiabbassate e un clima pesante e commosso, ieri è stato un altro giorno di andirivieni nella casa dove abitava Stefania, com’era chiamata la giovane barista dai suoi clienti italiani. Un susseguirsi di amici e parenti arrivati per parlare della resa di Hicham Boukssid e per dare una mano con gli ultimi preparativi in vista della cerimonia del giorno dopo. A parlare per tutti, al piano terra dell’appartamento dove ora abitano la mamma Chen e il padre Oscar, è la cognata Gioia. La moglie di Kai (detto Angelo), il fratello maggiore di Hui, ancora troppo scosso per riuscire a dire qualcosa. «Per adesso mio marito sta ancora poco bene», spiega la ragazza.

Affacciata alla porta della casa di via Leopoldo Mugnone, una laterale dietro il Foro Boario dove si trova la concessionaria Autozatti, a poca distanza dal bar Moulin Rouge di via XX Settembre, le prime frasi di Gioia sono dolorose: «Come ben sapete, tutto ciò non ci riporta indietro la sorella di mio marito, non ci restituirà la nostra Hui. Ringrazio comunque l’impegno della polizia e delle forze dell’ordine, so che hanno lavorato tanto su questo caso, 24 ore su 24. E per questo va a loro la nostra gratitudine».

Nella famiglia Zhou e all’interno della comunità cinese che frequenta il Moulin Rouge c’è però scetticismo su alcune dichiarazioni o retroscena emersi negli ultimi giorni riguardo al movente dell’omicidio. Soprattutto sul fatto che il 34enne fosse innamorato di Hui da ormai due anni: «Io non credo che sia vero – smentisce lapidaria la cognata – tra l’altro questa mattina (ieri, ndr) eravamo in questura e la polizia non ci ha detto nulla di tutto questo». Incredulità anche sul fatto che il marocchino avesse dei problemi psichici.

«Prendeva caffè, brioche, consumava lì al bar e se ne andava – prosegue Gioia – non abbiamo mai notato niente di particolare e non ci crediamo. Questa notizia l’hanno tirata fuori i suoi familiari, quindi non sappiamo se sia vera o se stanno giocando su questa carta per una possibile riduzione della pena. Con noi non ha mai fatto nessun tipo di dichiarazione né detto parole strane, non abbiamo mai notato nulla».

Ciò che accadrà adesso a livello giudiziario, invece, per ora non interessa alla famiglia Zhou: «Ora ci concentriamo sul funerale, penseremo a tutto da mercoledì. Oggi pomeriggio (ieri, ndr) andiamo all’obitorio, abbiamo ancora tanto da fare». —



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