Il triciclo made in Reggio sopravvissuto alle mode
“Il Grillo”, un tempo noleggiato in Piazza della Vittoria, è prodotto a Vetto dal 1953 Da noi è raro vederlo ma continua a far divertire i bambini in giro per il mondo
REGGIO EMILIA I cugini d’oltre Enza non si sono indebitamente appropriati soltanto del nostro formaggio tipico, battezzandolo Parmigiano benché nato in quel di Bibbiano.
Grazie a una imperdonabile trascuratezza delle “teste quadre” si sono arrogati la paternità anche di un originalissimo trastullo infantile, brevettato a Reggio e ancor oggi fabbricato artigianalmente sull'Appennino reggiano. Se si apre la pagina del gruppo Facebook “Sei di Parma se...” si trova il motto ripreso in uno spot del prosciutto di Parma: «Sei di Parma se da bambino andavi sul “grillo” in Giardino».
Il Giardino è il Parco Ducale, che offre ancor oggi ai piccoli un’irresistibile e intramontabile attrazione d’altri tempi, quel triciclo marchiato Grillo che si muove spingendo a piè pari su un pedale e si sterza con un volante. I primi a scoprirlo e a farne un salutare divertimento erano stati, negli anni Cinquanta, i bambini reggiani, che ogni giorno lo potevano noleggiare in piazza della Vittoria per scatenarsi in scorribande sul plateatico e intorno al teatro Municipale.
Vent'anni fa, però, gli ultimi noleggiatori, i giostrai Truzzi, l’hanno abbandonato e da allora il “grillo” ricompare nello stesso luogo soltanto in certe occasioni, come la Giarèda e i mercoledì rosa.
Non se ne duole più di tanto il suo costruttore, il 68enne Amerigo Battilani figlio di quel Manlio che lo brevettò nel 1953 dopo avere perfezionato il triciclo fabbricato senza fortuna da un’officinetta di Modena di proprietà di un Ferrari (da non confondere con Enzo) che l’aveva chiamato con il nome Leprotto, con cui era conosciuto inizialmente anche a Reggio, per la sua consonanza con il movimento a balzi della bestiola. «Il Grillo - riferisce con soddisfazione Amerigo - l’abbiamo venduto in qualche centinaio di esemplari anche all’estero, a Marsiglia, in Spagna, Tunisia, Svezia, Amirati Arabi, Tagikistan, Guatemala, Giappone, Australia (Ottawa e Melbourne). In Italia i grilli vengono noleggiati a Parma, Piacenza, Viareggio, Mantova, Como, Milano e La Spezia. Lo erano a Roma e a Modena. Fanno parte del programma del Torneo del Barilotto, che si disputa in agosto in una frazione di Montreriggioni, in provincia di Siena».
Grazie a Internet la fama del Grillo s’è estesa a tutto il mondo, ma finora nessuno è riuscito ad imitare il triciclo made in Reggio e a scalzare il monopolio del suo costruttore: «Il brevetto - spiega Battilani - è scaduto nel 1971, ma sono falliti tutti i tentativi di farmi concorrenza. Un milanese ha fabbricato dieci grilli con le macchine e la manodopera di un’officina attrezzata ed era perciò costretto ad offrirli a 1500 euro. Io, invece, li vendo a 350 perché lavoro da solo manualmente con metodi artigianali nei 60 metri quadri del mio laboratorio, a Groppo di Vetto. Mi accontento di un guadagno molto risicato perché per vivere ho la pensione. Sono motivato soltanto dalla passione. Perciò, quando mio padre è morto nel 2013 all'età di 96 anni, ho deciso di subentrargli. Ho fatto omologare il Grillo a Faenza dopo avergli apportato le modifiche richieste dalle norme di sicurezza. Oltre a costruirlo lo porto in giro nei paesi nei giorni di festa. I miei due figli, però, svolgono un altro lavoro e non sono intenzionati a continuare la mia attività».
Sarebbe un peccato lasciare morire o emigrare altrove un prodotto di quella laboriosa inventiva che caratterizzava la nostra provincia nel dopoguerra.
La storia del Grillo era incominciata nel 1948, quando Manlio Battilani acquistò due “leprotti” Ferrari in un negozio di biciclette di via Emilia Santo Stefano. Quel triciclo non aveva avuto successo per alcuni difetti costruttivi.
Manlio sostituì con una catena da biciclette la cinghia che trasmetteva il movimento e con una molla metallica l’elastico ritagliato dai pneumatici degli autocarri Dodge residuati di guerra. Quindi diede inizio alla costruzione in una piccola officina della zona di Crocetta, dopo il ponte di San Pellegrino. Lui stesso noleggiava i grilli in piazza della Vittoria per 30 lire all’ora. All’inizio se li tirava dietro con la bicicletta, poi per il trasporto acquistò e adattò una corriera. Inoltre intratteneva i bambini con una giostrina e li portava in giro per i giardini con il Birimbo, un motoscafo da lui trasformato con le ruote e un motore da motocicletta.
«Il nome - riferisce Amerigo - veniva dalla canzonetta “Birimbo Birambo” che veniva diffusa con il grammofono sul motoscafo. Mio padre era comunista e il questore gli proibì quel motivetto innocente pensando che avesse un significato poltico». —
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