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Parmigiano, rischio dazi da 2 a 15 dollari si teme un crollo delle vendite negli Usa

E.L.T.

Doveva diventare il primo mercato ma il costo allo scaffale passerebbe da 40 a 60 dollari al chilo per colpa di Trump

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REGGIO EMILIA. Il mercato americano è, dopo la Francia, il secondo mercato estero per il Parmigiano Reggiano e punta a diventare il primo.

Ma il Consorzio teme di essere prossimo a testa-coda oltre Oceano, a causa dei dazi di Trump che, facendo schizzare i costi delle importazioni, rischia di far crollare il mercato Usa. Lì ogni anno le aziende della Dop esportano oltre 10 mila tonnellate e i volumi sono destinati ad aumentare. Ecco perché gli Stati Uniti in tempi brevi possono diventare il primo mercato estero, fino a raddoppiare le quote da qui al 2025. Salvo la minaccia dazi.

Il re dei formaggi corre e cresce e il Consorzio accoglie «con entusiasmo» il via libera del Ministero delle Politiche Agricole al Piano di Regolazione offerta del Parmigiano Reggiano per il triennio 2020-2022. «Grazie a questi risultati» avverte il presidente del Consorzio, Nicola Bertinelli, «ora potremo concentrarci al 100% sulla minaccia dei dazi Usa che proprio in questa calda estate rischia di gettare al vento il lavoro di anni. Ma siamo convinti di poter far comprendere all’amministrazione Usa che i dazi sul Parmigiano Reggiano sarebbero prima di tutto un boomerang per i consumatori americani e le tante imprese Usa che vivono con il nostro prodotto».

Trump minaccia di applicare un dazio pari al valore del prodotto importato. Ciò significa che il dazio passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al chilogrammo. Considerando i vari passaggi che subisce il formaggio da quando arriva all’importatore a quando raggiunge lo scaffale del supermercato, si può stimare che il costo del Parmigiano Reggiano passerebbe da 40 dollari a 60 dollari al chilo. Ad un aumento di prezzo corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi. In queste ultime settimane il Consorzio si è relazionato con gli operatori americani che trasformano il prodotto, e che hanno prospettato uno scenario inquietante, vale a dire una riduzione dei consumi tra 80 e 90%.

A beneficiarne sarebbe senza dubbio il Parmesan prodotto negli Stati Uniti che, pur non avendo nulla a che spartire con il Re dei Formaggi, può essere grattugiato sulla pasta ad un costo decisamente contenuto. Il Parmigiano Reggiano è una Dop e ha un legame indissolubile con il territorio d’origine del quale è espressione. Il consumatore che acquista il Parmesan è spesso convinto di acquistare un prodotto italiano. «Il Consorzio ha mostrato ad un campione significativo di consumatori americani un Parmesan che riportava in etichetta l’indicazione esplicita “Made in Winsconsin” - viene riportato in una nota dell’ente di tutela - . Due terzi del campione intervistato ha dichiarato di ritenere il prodotto di provenienza italiana». Per questo motivo il Consorzio si batte affinché, anche fuori dall’Unione Europea, il nome Parmesan possa essere utilizzato solo per l’autentico prodotto Parmigiano Reggiano. «Altrimenti, non saranno solo le aziende italiane a subire un danno, ma tutti i consumatori americani che vengono ingannati». —

E.L.T.

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