Puliscono le cascate del Golfarone assediate dai rifiuti
Villa Minozzo, l’iniziativa di una coppia: tra le rocce bottiglie, scarti, cartacce. «Forse sarebbe meglio un accesso a numero chiuso»
VILLA MINOZZO. Alzarsi al mattino di buon’ora per andare in uno degli angoli più suggestivi del nostro Crinale. Ma non per goderne la bellezza, bensì per cercare di proteggerlo liberando rocce e boscaglia dell’incredibile numero di bottiglie di birra, resti di pic nic, plastica che i turisti del “mordi e fuggi” lasciano, incuranti di compromettere così quel posto incantato che sono andati a cercare. I protagonisti di questa impresa sono Sara Ferrari e Gianluca Mussini, marito e moglie di Reggio che trascorrono gran parte della loro estate a Casina. E che hanno nel cuore le cascate del Golfarone, nel territorio di Villa Minozzo.
«Le abbiamo scoperte non più di 5 anni fa – racconta Sara – C’eravamo andati con i nostri due figli. Non ci saranno state più di dieci persone. Ora ci abbiamo rinunciano: vengono prese d’assalto». Da chi, spiegano, ciabatte ai piedi, asciugamani, borse, cibo e giochi d’acqua si approccia con questo delicato angolo di natura come se stesse andando in piscina. La stessa leggerezza la riservano al luogo quando lo lasciano, abbandonando sul posto – forse perché tornare indietro carichi di rifiuti è faticoso... – i resti della loro giornata fuori porta.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:site:1.37360939:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.37360939:1649839713/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ieri mattina Sara e Gianluca sono tornati alle cascate armati di sacchetti. «Siamo andati per raccogliere i rifiuti che la gente lascia in giro prima dell’arrivo della ressa. Ma le borsine che avevamo con noi non sono bastate. C’era talmente tanta di quella roba che non abbiamo potuto di più: decine di bottiglie di birra, di plastica, migliaia di mozziconi, resti di cibo, addirittura un tavolino da pic nic abbandonato. C’erano flaconi di bolle di sapone tra le rocce: mi chiedo quale messaggio si lasci ai propri figli se tutto viene abbandonato così. Mi piace la natura, è un dolore vederla trattata così».
I divieti, spiega Sara Ferrari, ci sono. Ma nessuno li rispetta. E il senso civico sembra non accompagnare la maggior parte delle persone che sceglie di trascorrere qui al fresco qualche ora.Lo sconforto per lo spettacolo visto ha spinto Sara Ferrari a pubblicare un post su Facebook, sul gruppo dedicato all’Appennino, per denunciare la situazione: «Non per fame di notorietà, ma perché ci si renda conto, perché il messaggio arrivi anche a chi si comporta così».
E lancia una proposta: «Forse, questo posto non dovrebbe essere aperto a tutti, bisognerebbe che diventasse una sorta di riserva. O che ci fosse un minimo di sorveglianza, guardie ecologiche che controllassero i comportamenti. Ma mi spingo a dire che sarebbe giusto anche un accesso a pagamento, che raggiunto un certo numero a nessun altro fosse consentito di arrivare sin qui. Perché al di là del rispetto dei luoghi, che sono concetti che sono cari a me ma non a tutti, penso anche che tutto quello che viene lasciato lì, alla fine verrà spinto a valle, inquinando. Così come penso che per gli animali selvatici rappresentano un pericolo». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
