«Si è consegnato per asfissia terra bruciata attorno a lui»
REGGIO EMILIA. «Si è arreso per asfissia, per fame».
Il commento è di Guglielmo Battisti – dirigente della Mobile – che nell’affollata conferenza-stampa di ieri pomeriggio ha illustrato la notevole mole di indagini in questi dieci giorni febbrili che hanno costretto alla resa l’assassino, spazzando via le ansie di un’intera comunità.
«Abbiamo braccato l’indagato con insistenza. Era il nostro obiettivo e l’abbiamo raggiunto. Per questo non siamo contenti del crimine grave che siamo a commentare, ma soddisfatti del risultato raggiunto», dice il sostituto procuratore Marco Marano che ha coordinato le indagini di polizia e carabinieri, aiutati anche da vigili del fuoco, polizia locale e volontari.
«La presa in custodia del marocchino da parte dei carabinieri – aggiunge – è stata di rifinitura e indotta dalla rilevante attività di indagine e presidio svolta di raccordo tra le forze di polizia».
Sul movente passionale si sofferma Alessandro Dimichino, tenente colonnello dei carabinieri: «Non possiamo dire che abbia formalmente confessato, ma in maniera lucida e razionale era cosciente di quanto gli abbiamo attribuito». —
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