Tannetum, riprendono gli scavi In azione anche il georadar
Una squadra di archeologici italiani e danesi alla ricerca dell’antico centro celtico Il primo passo è l’individuazione strumentale dei reperti ancora sotto terra
Gattatico. Sono ripartiti ieri mattina gli scavi nel sito archeologico di Tannetum, alla riscoperta della città perduta, dopo che è terminata nei giorni scorsi la raccolta fondi che serviva a finanziare le ricerche.
La squadra che è al lavoro è formata da una quindicina di volontari e archeologi provenienti non solo dall’Italia, ma anche dalla Danimarca. Muniti di spazzole, picconi, pale e tanta pazienza hanno iniziato a scavare.
Tannetum è un progetto di ricerca e valorizzazione dell’antico centro celtico e del “municipium” romano iniziato nel 2016. Tre anni di lavoro, scavi, ricerche, ritrovamenti e valorizzazioni che stanno già portando alla luce reperti preziosissimi per la ricostruzione storica del territorio, o come preferiscono chiamarlo gli studiosi «alla riscoperta della città perduta».
Nei mesi scorsi, aveva fatto scalpore la notizia che per mancanza di fondi gli archeologi erano costretti a seppellire i reperti ritrovati. Ma nel frattempo qualcosa si è mosso per il verso giusto. Oltre al fatto che era stata in visita anche la sottosegretaria per i Beni e le attività culturali Lucia Borgonzoni, che aveva promesso che non avrebbe abbandonato i ricercatori.
Lo scavo appena iniziato è necessario per indagini geofisiche: le tecniche impiegate permetteranno di individuare le strutture sepolte, verrà fatta una vera e propria radiografia del sottosuolo. Solo così si potrà avere un’idea precisa di cosa si nasconda sotto e sarà una imprescindibile guida per gli scavi archeologici che seguiranno.
Nei prossimi giorni arriverà una squadra del Collegio dei Geometri di Reggio che utilizzerà il georadar necessario per delineare le strutture e gli strati di terreno sotto la superficie; sulla base dei risultati ottenuti si potrà costruire un’immagine di massima in 3D. Seguirà anche l’arrivo di un’altra squadra proveniente da Como che utilizzerà il magnetometro, uno strumento che serve misurare il campo magnetico del terreno.
Questa campagna di scavi è diretta sul campo dallo studioso reggiano Paolo Storchi per conto dell’Università La Sapienza di Roma e della Syddansk Universitet di Odense-Danimarca, su concessione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio.
Da ricordare che le precedenti campagne di scavo sono state sostenute dai Comuni di Sant’Ilario e Gattatico, dal gruppo Storico Archeologico della Val d’Enza e dall’associazione culturale Tannetum, che hanno come scopo la tutela del patrimonio storico archeologico. —
Daniela Aliu
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