Gli Zhou non riapriranno il bar Si cerca gestore o acquirente
reggio emilia. I familiari di Hui Zhou non intendono riaprire il bar di via XX Settembre, meta, dal giorno del delitto, di un mesto pellegrinaggio. La mamma Chen, in particolar modo, non vuole tornare dietro a quel bancone.
Troppo dolorosa la perdita che ha subìto e troppo traumatico restare in quel luogo, dove tutto ricorda la figlia 24enne che era la colonna del locale, sempre presente, con il supporto della madre, non solo nell’attività giornaliera ma anche per quanto riguardava la contabilità e l’approvvigionamento.
Nel bar tutto è rimasto fermo a quel giovedì 8 agosto, perfino le tracce di sangue. Per questo la famiglia Zhou cercherà o un gestore che possa portare avanti l’attività all’ex Foro Boario, ben avviata da un decennio, oppure perfino un acquirente.
È questa l’idea maturata dalla famiglia negli ultimi giorni, scanditi dalle visite ininterrotte di parenti, amici, conoscenti ed ex clienti. Giorni dolorosi nei quali non c’è stato spazio per pensare al futuro, ma il punto fermo è quello di allontanarsi dal tetro luogo del delitto e lasciarsi alle spalle il trauma.
Il fratello maggiore Kai detto Angelo e il padre Oscar hanno smentito un loro rientro in Cina: a Reggio Hui è arrivata all’età di 7 anni, qui è cresciuta e qui vivono zii e cugini, che anzi si sono informati sull’eventualità di costruire una cappella di famiglia al cimitero di Rivalta.
Un viaggio imminente in Cina non è escluso, ma sarà una permanenza breve, anche perché il fratello Kai e la moglie, che risiedono a Padova, vogliono seguire il processo all’assassino. Del resto gli Zhou non hanno chiesto la cittadinanza italiana, alla quale avrebbero diritto, solo perché la legge cinese vieta il doppio passaporto: se si acquisisce una seconda cittadinanza, si perde quella della madrepatria. —
Am.P.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
