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«Primo atto della giunta per l’esternalizzazione dell’Asp Cavalletti»

Lo denuncia il gruppo di minoranza “Futuro Comune” «Perché deciso in agosto senza un annuncio pubblico?»

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CARPINETI. «Asp Don Cavalletti, si continua ad andare verso l’esternalizzazione». Il gruppo di opposizione torna all’attacco sull’Asp Don Cavalletti di Poiago di Carpineti, la principale realtà di servizi alla persona del distretto montano, i cui azionisti sono i Comuni dell’Unione Montana, con una quota prevalente per Carpineti.

Il Don Cavalletti, è da anni al centro di discussioni sull’affido esterno di alcune attività, sia per la casa di cura per anziani, sia per l’assistenza a domicilio. Nel 2018 e nel 2019 sono arrivate mobilitazioni, proteste del personale e diverse tensioni. Ora si riprende.

La minoranza carpinetana parte da una decisione dei vertici dell’Asp: «Con una delibera pubblicata la vigilia di ferragosto, il consiglio di amministrazione dell’Asp Don Cavalletti decide di esplorare la strada dell’esternalizzazione. È la prima conseguenza del risultato elettorale. Gli elettori hanno scelto anche questo. Si comincia a mettere nero su bianco la volontà di consegnare l’Asp a un privato che paghi i lavori di ammodernamento necessari e gestisca la struttura per molti anni, probabilmente decine», sostiene Futuro Comune. La polemica passa al piano politico dell’intera Unione dei Comuni: «Ci chiediamo chi abbia preso la decisione, se il sindaco di Carpineti, che possiede quasi il 100% delle azioni o l’assemblea dei sindaci dell’Unione. Ci chiediamo perché avviare la procedura in agosto e senza nemmeno un annuncio pubblico, bizzarro se si considera che il consiglio di amministrazione e l’assemblea dei soci non si sono nemmeno preoccupati di approvare il bilancio consuntivo 2018 e il previsionale 2019 risulta in corso di redazione. Chissà cosa ci sarà di previsionale, ormai, visto che siamo quasi a settembre».

LA STOCCATA
E, sempre sui soci pubblici, non mancano stoccate ai primi cittadini: «Ci chiediamo perché i sindaci soci non condividano un finanziamento dei lavori per proseguire nella gestione pubblica. Ci chiediamo perché quei lavori di ristrutturazione non sono stati avviati negli anni passati, visto che già nel 2017 l’assemblea dei sindaci riteneva urgente procedere e nulla è cambiato da allora», è la domanda. «Si è solo aspettato, perso tempo, come quando si vuole dismettere un’azienda. Si è azzerata la passività del bilancio soprattutto con fondi già accantonati e con l’uscita del personale, ridotto all’osso, con un direttore di nuovo da sostituire in questi giorni, alimentato tensioni con i lavoratori che attendono da anni di sapere cosa ne sarà del loro destino».

Per Futuro Comune, i dipendenti hanno diritto di conoscere il loro futuro, ed anche «le famiglie degli ospiti e la comunità della montagna intera hanno diritto di sapere. Perché una struttura pubblica garantisce controllo diretto sul servizio e siamo preoccupati, a maggior ragione in giorni come questi, se pensiamo a un gestore esterno, lasciato spesso solo con le verifiche di legge». Mentre un privato, «per definizione, cerca di guadagnare e potrebbe farlo agendo anche sul costo delle rette per i posti non convenzionati o, se avrà possibilità, sul numero dei posti a pagamento pieno. Ci aspetta un futuro in cui soltanto chi potrà permetterselo troverà spazio? Se siamo una comunità vera, non dovremmo occuparci delle persone in difficoltà?».

L’errore, per l’opposizione, è stato cercare solo il risparmio: «In questi anni non si è mai cercato di capire cosa sarebbe accaduto riportando servizi dentro l’Asp» o «non si è pensata a una collaborazione con strutture più grandi, ad esempio Asp Reggio Emilia Città delle persone». La sensazione è che «continui a valere la nota congiunta dei sindaci dell’Unione che a settembre 2017 misero nero su bianco che avrebbero scelto per Asp la soluzione che consentiva di non mettere nemmeno un euro». —

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