Undici ragazzi scout al raduno mondiale In 36mila in West Virginia
Lorenzo, Cecilia, Matilde, Matilda, Elonora, Lisa, Tommaso, Costanza, Annachiara, Agnese e Greta sono i nomi degli undici ragazzi reggiani che hanno partecipato al 24esimo World Scout Jamboree, il raduno mondiale degli scout svoltosi dal 22 luglio al 3 agosto nella Summit Bechtel Reserve, 40 chilometri quadrati di un suggestivo parco naturale della West Virginia, negli Stati uniti. Li hanno accompagnati due adulti, il vice capo reparto Damiano Piccolo e il capo contingente Mario Di Frenna. Il nome Jamboree significa letteralmente marmellata (in inglese jam) di ragazzi (boys). Sir Robert Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo, l’ha concepito infatti come un’occasione di incontro in cui si mescolano a mo’ di confettura le diverse culture degli scout di tutto il mondo, allo scopo di favorire la comprensione reciproca e porre le premesse di relazioni pacifiche fra le nazioni. È un’esperienza straordinariamente fruttuosa che i reggiani hanno vissuto insieme agli altri 1.200 italiani appartenenti alle due coalizioni scoutistiche, la più antica Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori), fondata nel 1913 con un orientamento laico, e l’Agesci (Associazione guide e scout cattolici), nata nel 1974 dalla fusione di due associazioni preesistenti. Il raduno è promosso da Wowsm, una delle due organizzazioni mondiali dello scoutismo. Vi hanno partecipato 36mila ragazzi tra i 14 e i 17 anni e novemila adulti con ruoli educativi e di servizio: in tutto 45mila persone, oltre ai numerosi visitatori accolti ogni giorno nel campo. La partecipazione dei reggiani e degli altri italiani è stata resa possibile dal contributo delle famiglie, sostenuto anche dalle associazioni. I quindici giorni del raduno sono trascorsi intensamente fra attività varie, giochi ed escursioni. La tecnologia ha permesso di agevolare i contatti grazie alla dotazione di Novus, un braccialetto elettronico identificativo fornito ad ogni scout che consente di interagire con gli altri partecipanti attraverso sfide e giochi. Così è stata generata automaticamente una sequenza cronologica delle esperienze vissute al Jamboree. All’interno del parco molti hanno avuto l’opportunità di praticare l’arrampicata nel più grande impianto americano di climbing all’aperto e lo skateboard nel secondo più grande percorso riservato a questo sport. Non sono mancate le gare con le mountain bike e le Bmx e le scorribande in teleferica sulla Adventure Valley, una “zip line” di 900 metri, sulla quale si corre a 80 chilometri all’ora. La pratica di tante attività fisiche ha favorito il confronto fra le culture delle nazioni partecipanti e i diversi modi di fare scoutismo all’insegna del motto “Unlock a new word”, “Sblocca un nuovo mondo”.
La nostra regione è fra quelle che contano in Italia il maggior numero di scout. La sola Agesci ne ha in Emilia-Romagna 23.272, compresi 4.060 adulti, organizzati in 182 gruppi e 694 unità. Ne ha di più (24.443) soltanto il Veneto, mentre in Lombardia ce ne sono 18.967. Una volta esisteva anche l’organizzazione dei Pionieri, creata dal Partito comunista, che aveva una certa diffusione nelle regioni rosse e in particolare nella nostra provincia. Quelli erano tempi di forte contrapposizione ideologica alimentata dalla guerra fredda. Oggi rimane lo scoutismo della tradizione occidentale, basato su valori e ideali condivisi. —
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