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In 500 a tavola con l’Atc3 per i “bambini farfalla” e per la mammografia

In 500 a tavola con l’Atc3 per i “bambini farfalla” e per la mammografia

La cena della solidarietà si è svolta a Cortogno per aiutare “Le ali di Camilla” e “Insieme per il Sant’Anna” a cui andrà il macchinario

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Casina. Più di cinquecento persone hanno partecipato, nei giorni scorsi, a Cortogno, alla cena della solidarietà, organizzata da Atc3 Montagna e dalla pro loco del paese.

Come sempre le specialità tipiche della cucina montanara, come i tortelli e la porchetta, sono state abbinate a obiettivi solidali.

Quest’anno, nello specifico, si è voluta aiutare la nuova associazione “Le ali di Camilla”, e, inoltre, finanziare l’acquisto di una nuova mammografia, molto più precisa, per l’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti.

Per illustrare questo secondo progetto durante la cena è intervenuto Gianni Grisanti, in rappresentanza del gruppo “Insieme per il Sant’Anna”, che ha spiegato come l’incidenza di questa patologia tumorale sia molto alta anche in montagna e vi sia quindi la necessità di non abbassare la guardia e puntare più che mai sulla prevenzione. “Le ali di Camilla” invece vuole sostenere la ricerca su una malattia rara, l’epidermolisi bollosa, che colpisce da neonati in modo spesso estremamente pesante, tanto che i piccoli colpiti vengono comunemente chiamati “bambini farfalla”. Una piccola di Casina lo scorso anno è stata portata via a soli 10 mesi da questa patologia. Ma dalla sua scomparsa la famiglia e la comunità hanno avviato un percorso di collaborazione con il professor Michele De Luca, che era presente a Cortogno così come, a inizio agosto, a un’altra cena allestita dalla Croce Rossa.

De Luca ha spiegato come l’Università di Modena e Reggio sia, insieme a un altro centro in California, uno dei poli che sperimentano terapie avanzate a base di cellule staminali. L’Epidermolisi Bollosa (Eb) è una grave e rara malattia genetica che colpisce la pelle e le mucose rendendole fragili come le ali delle farfalle. Un bambino farfalla può ferirsi con nulla e semplici gesti della vita quotidiana come mangiare, bere, dormire, camminare, afferrare oggetti, giocare o ricevere gesti di affetto provocano dolorose bolle che richiedono lunghe medicazioni quotidiane e hanno un forte impatto sulla qualità e sulla speranza di vita. Ad oggi non esiste una cura risolutiva per questa malattia e le più concrete speranze sono riposte nella terapia genica, sperimentata per la prima volta al mondo a Modena dal team di Michele De Luca, direttore del Centro di medicina rigenerativa “Stefano Ferrari” (Cmr) dell’università di Modena e Reggio Emilia (Unimore). —

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