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il retroscena 

Le indagini sull’omicidio rivelano anche l’attività di spaccio del 34enne

Le indagini sull’omicidio rivelano anche l’attività di spaccio del 34enne

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REGGIO EMILIA. Indagando sull’omicidio, gli investigatori hanno anche capito come Hicham Boukssid campasse a Reggio Emilia – cioè tramite lo spaccio di droga – con l’area fatta di fitta vegetazione, canali, casolari abbandonati e il Crostolo come luogo d’azione.

Una giungla urbana in cui il marocchino si è rifugiato per dieci giorni dopo l’assassinio della barista. «Boukssid gestiva uno spaccio di hascisc – ha detto in conferenza-stampa Guglielmo Battisti, dirigente della Mobile – il che gli garantiva una buona entratura economica. Nascondeva lo stupefacente nell’area del lungo Crostolo, che è arrivato perciò a conoscere alla perfezione. Il 9 agosto ritroviamo le ciabatte e il suo cellulare: utilizzava per lo spaccio due sim intestate a persone fittizie».

Sino al momento del delitto Boukssid non è gravato da precedenti penali, anche se l’essersi mosso – da clandestino – con vari nomi fasulli può aver agevolato la sua attività illegale nella prima periferia nord-est della città. È comunque probabile che la polizia avesse già più di un sospetto su di lui come spacciatore («Frequentava anche la zona dei teatri» è stato specificato sempre nell’incontro con la stampa) e fra le sei persone fuggite immediatamente dal bar Moulin Rouge dopo l’omicidio senza nemmeno chiamare il 113, non è escluso che avessero qualcosa da nascondere(sono pusher?) e volessero evitare identificazione e interrogatorio in questura. Nel locale erano presenti undici persone, come ha ricostruito la squadra mobile: quattro non conoscono l’omicida, dei sei allontanatisi subito (cinque nordafricani ed un cittadino dell’Est) manca all’appello ancora un’identificazione. —

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