Gazzetta di Reggio

Reggio

A forza di non scegliere anche la Mediopadana rischia

MASSIMO SESENA

Il significato di un manufatto che doveva servire a favorire  la mobilità sostenibile e invece ha fatto di un quartiere un ghetto 

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IL COMMENTO

MASSIMO SESENA

Quaranta minuti. Nelle città metropolitane ci sono periferie in cui si impiega questo tempo, anche di più, per raggiungere il centro. Brandendo senza troppa grazia un sillogismo si potrebbe dire, ad esempio, che Reggio Emilia sia diventata, nel tempo, una delle periferie di Milano.

Invero, se così fosse dovremmo – noi reggiani periferici – poter contare su un intreccio di metropolitane di superficie, di linee elettrificate per il trasporto di passeggeri che potessero davvero raggiungere dalla periferia (Reggio) il centro (Milano, per dire). E invece... E invece siamo rimasti in mezzo al guado. Se non si è baciati dalla fortuna, scendendo da un Frecciarossa che – poniamo il caso – arriva in orario alla Mediopadana, occorrono almeno 20/30 minuti per raggiungere il centro della periferia, ovvero il centro di Reggio. E questo minutaggio impietoso, questo fardello dei pendolari di ogni età e censo è il frutto di decenni di scelte sbagliate e di non scelte in materia di mobilità.

Le scelte sbagliate sono sotto gli occhi di tutti, come sotto gli occhi di tutti è quell’orrendo muro in viale Ramazzini, nato per far passare il segno del progresso, la metropolitana di superficie che doveva collegare Reggio a Bagnolo in Piano. Qualcuno l’ha mai vista? No, ma in compenso un intero quartiere è diventato – per mano urbanistica – un autentico ghetto, qualcosa a metà tra una gigantesca camera a gas e una banlieu che solo per un caso non è mai andata in fiamme. Due danni – quello sociale e quello viabilistico – terribili, quel muro passerà alla storia come la prima medicina al mondo che – senza produrre alcun beneficio – ha però squadernato tutti i peggiori effetti collaterali. Su un “paziente”, il quartiere di Santa Croce, che magari non stava nemmeno tanto bene prima.

Cosa c’entra la Mediopadana con il muro di Viale Ramazzini? C’entra tantissimo perché dallo sviluppo di quell’area – non tanto con fantasmagoriche arene per cantanti frusti (che già oggi stringono gli stadi perché hanno venduto meno biglietti del previsto) – dipende una buona fetta di futuro di Reggio. Dalle nuove scelte in tema di mobilità deriva il miglioramento o il peggioramento della qualità della vita. Per essere connessi davvero con l’unica città europea che c’è oggi in Italia, bisognerebbe cominciare a seguirne le declinazioni in termini di mobilità. Perché tra il Frecciarossa e la bicicletta non c’è soltanto l’auto. Le sfumature di mobilità sostenibile – se guardiamo Milano – possono essere davvero tante. E se ci sfreccia di fianco un uomo in monopattino non guardiamolo come uno che viene da Marte. Pensiamo invece che è con questi mezzi che oggi si possono abbattere certi muri. Che sono fuori, come quello di Santa Croce, ma a volte anche dentro di noi. —



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