«Abbattere il muro di viale Ramazzini è l’unico modo per risanare la zona»
Viaggio nel quartiere di Santa Croce in attesa del rilancio I residenti aspettano i lavori ma temono il ritorno del traffico
reggio emilia. L’abbattimento del muro di viale Rammazzini è diventato uno dei progetti emblema della città di Reggio Emilia. Uno dei tanti avviati dal Comune e trascinati avanti da anni. E che, nonostante l’attesa dei cittadini, non ha ancora preso vita. Gli interventi in quella strada avrebbero dovuto iniziare entro la fine di questa estate e il cantiere più importante e significativo avrebbe dovuto essere proprio l’abbattimento del muro che divide in due parti, da oltre venti anni, il quartiere di Santa Croce.
Il progetto di rinnovamento della zona implica però anche la realizzazione di una nuova pista ciclabile, la ricostruzione dei marciapiedi, un nuovo sistema di illuminazione a led e la piantumazione di nuovi alberi. Il cambiamento è fortemente voluto soprattutto dagli abitanti della zona, che non hanno mai smesso di farsi sentire e ai quali è stato promesso in campagna elettorale che, entro la fine di agosto, il muro sarebbe sparito. Ma così, al momento, non è stato.
Il muro è stato eretto ai tempi dell’allora assessore Giuseppe Davoli, con l’obiettivo di chiudere definitivamente il passaggio a livello che collegava Santa Croce con il centro storico, creando così una barriera artificiale fra i due emisferi del quartiere. Con il tempo il quartiere si è sentito trascurato e diviso dal resto della città, soprattutto negli ultimi anni, quando il degrado ha iniziato ad avvolgere l’intera zona.
L’arrivo del muro, secondo molti residenti della zona, ha portato con sè anche uno svuotamento del quartiere: molti reggiani, e molte attività commerciali, sono andati via. Per questo molti residenti e i comitati di quartiere hanno sempre affermato che la cosa migliore sarebbe stata quella di abbattere il muro anche se questo implicherebbe – secondo altri – un aumento del traffico e minor tranquillità acustica.
«Sono molto combattuto – afferma Giorgio Montruccoli, un residente della zona – da una parte l’abbattimento del muro aumenterebbe il traffico e avendo la casa sulla strada non ne sarei molto felice. Se però guardo la situazione da una prospettiva generale, sicuramente è un fattore positivo perché faciliterebbe il raggiungimento della stazione». Dall’altro lato del muro, continua Montruccoli,«ho un amico fornaio che ora vedo più raramente, quella barriera ci ha separati, e molti dei negozi che prima frequentavamo tutti ora sono chiusi». Un altro residente preoccuparo per l’inquinamento, sia acustico che ambientale, è Stefano Corradini: «Noi viviamo in una zona circondata dalla ferrovia, di rumori ne abbiamo abbastanza. Per questo, egoisticamente, mi sta bene che il muro rimanga. Con il passaggio a livello si creerebbe più inquinamento dato dall’aumentare delle auto».
Alcuni cittadini vedono invece, nella caduta del muro, un’opportunità per dar nuova vita al quartiere e unirlo nuovamente. «Non mi piace la situazione che ha creato la presenza del muro – spiega Giovanna Calvi – sembra che si sia creato un ghetto e soprattutto lo spostamento in macchina è diventato improponibile. Ho iniziato a spostarmi in bici solo perché mi viene più comodo». Un altro residente, Alessandro Serrao, afferma: «Quando hanno innalzato il muro ero piccolo ma ricordo che il ristorante della via, il “Tortuga’’, andava molto. Dopo la costruzione del muro, però, molti clienti hanno smesso di frequentarlo e la zona è diventata trasandata».
Alexandra Cazacu
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