Affidi, i nuovi esposti da parte delle famiglie in un filone parallelo
La decisione è della Procura per non appesantire l’inchiesta Una mail agli atti rivela le strategie della onlus sui compensi
REGGIO EMILIA. Ci sarà anche un filone «bis» nell’inchiesta “Angeli e demoni” sul presunto giro di affidi illeciti di minori, da parte dei servizi sociali dell’Unione degli otto comuni della Val d’Enza. La procura reggiana ha infatti deciso di dividere il materiale investigativo finora raccolto e quello ulteriore che si sta già accumulando.
LA BIFORCAZIONE
In particolare il primo filone, quello noto, è emerso il 27 giugno scorso e riguarda 29 indagati, di cui 16 destinatari di misure cautelari. Nel secondo filone stanno invece confluendo nuovi casi, nati dalle denunce presentate da genitori e avvocati dopo quella data. La Lega aveva reso noto due giorni fa che nell’arco di solo un mese sono arrivate da tutta la regione al ministero della famiglia 179 segnalazioni circa presunte irregolarità nell’affidamento di minori, tolti alle famiglie naturali.
Casi che, ha assicurato il ministero, verranno ora esaminati uno ad uno. Gli ultimi esposti in ordine di tempo li ha poi inoltrati al pm Valentina Salvi, che coordina l’inchiesta reggiana, l’avvocato di Ferrara Patrizia Micai. Sono relativi a due casi: uno datato 2017 e l’altro datato 2013.
SOLDI ALLE ASSOCIAZIONI
Dagli atti spunta poi una mail inviata dalla segreteria della onlus Hansel e Gretel al suo vertice, Claudio Foti, nella quale viene prospettata la possibilità di chiedere agli enti pubblici di passare a compensi da 135 a 180 euro. Nodo caldo, questo, relativo al filone del presunto business legato alle consulenze sui minori. «Se aumentassimo il costo orario delle terapie per esempio da 135 a 180 euro all’ora, potremmo versare noi il contributo all’associazione» viene riportato nella mail, che fa riferimento all’associazione “Rompere il silenzio”, di cui è membro del direttivo tra gli altri Francesco Monopoli - oltre ad altri indagati come Sarah Testa e Nadia Bolognini - e di cui è direttore lo stesso Foti. Un rapporto in chiaro dichiarato dall’associazione stessa, ma considerato nell’ordinanza del gip come segno di «un grave conflitto di interessi» perché Monopoli, assistente sociale dipendente dell’Unione della Val d’Enza, avrebbe effettuato anche docenze retribuite in alcune occasioni ai corsi di formazione o master organizzati dal centro studi di Foti. L’associazione “Rompere il silenzio” è però una realtà nota a livello nazionale. Si sviluppa tramite collaboratori del Centro Studi Hansel e Gretel, di insegnanti di una scuola elementare e di altri operatori, «che s’impegnano su basi volontaristiche» viene riportato nel sito. «Organizza alcune campagne nazionali di sensibilizzazione sul tema dell’ascolto dei bambini, dell’intelligenza emotiva, dell’educazione alla sessualità» con «iniziative in decine di città italiane». —
E.L.T.
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