Gazzetta di Reggio

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le indagini  

Aggredirono passanti e forze dell’ordine Raffica di denunce per i tumulti in stazione

Ambra Prati
Aggredirono passanti e forze dell’ordine Raffica di denunce per i tumulti in stazione

Chiusa a distanza di un mese l’inchiesta sui disordini scoppiati dopo la morte sotto un treno del 22enne Illyasa Badjie

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Per i tumulti in stazione del 25 luglio scorso scoppiati dopo la morte di Illyasa Badjie, 22enne gambiano, undici giovani – originari di Gambia, Mali e Burkina Faso e di età compresa tra i 19 e i 36 anni – sono stati denunciati per radunata sediziosa. Un articolo desueto del Codice Penale, riesumato dal Codice Rocco: «Chiunque fa parte di una radunata sediziosa di dieci o più persone è punito, per il solo fatto della partecipazione, con l’arresto fino a un anno». Tra questi, un gambiano di 25 anni, titolare di permesso di soggiorno per motivi umanitari, è stato denunciato per lesioni personali aggravate (dai futili motivi) e per violenza privata: è uno dei tre-quattro aggressori che ha preso a calci e pugni un passante, Antonio di 54 anni, colpevole di filmare con il cellulare la rivolta e finito in ospedale, dove è stato giudicato guaribile in una settimana per fratture dentali e policontusioni.

Tutti gli undici sono richiedenti asilo e cinque di questi hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto, contro il quale hanno fatto ricorso al giudice amministrativo. Significa che non possono essere espulsi. Ci si è limitati ad una segnalazione dei nominativi all’Ufficio Immigrazione, che potrà prendere provvedimenti solo dopo la decisione (autonoma) del giudice. Di fatto la denuncia non cambierà nulla, per queste undici teste calde: potranno continuare a stazionare nell’ultimo binario affacciato su piazzale Europa.

A distanza di quasi un mese si è quindi conclusa l’indagine sui tumulti in stazione, quando una trentina di gambiani ha tenuto in scacco per ore le forze di polizia al completo (questura, carabinieri, municipale) in piazzale Europa e piazzale Marconi, dal tardo pomeriggio a notte, per protestare per il decesso del 22enne travolto da un treno la sera precedente. Quel giorno tra i connazionali, nient’affatto convinti dalla versione della polizia di decesso accidentale, hanno chiesto a gran voce di essere ascoltati: a loro avviso Illyasa morì inseguito da qualcuno, o dai poliziotti o da un marocchino, con il quale aveva avuto un diverbio il giorno precedente.

Da quella guerriglia urbana sono partite due indagini: una della polizia, coordinata dal pm Giulia Stignani sui responsabili dei tumulti, e una della Polfer sul decesso, coordinata dal pm Laura Galli.

La prima indagine, che si è conclusa, è stata lunga e paziente perché, per identificare i più esagitati, si è dovuto analizzare uno per uno i fotogrammi delle decine di telecamere presenti nei dintorni e collegarli, tramite appostamenti e pedinamenti, ai singoli stranieri che stazionano nell’area. Da notare che non tutti sono stati aggressivi: sia quel giorno (trattenendo i connazionali violenti), sia in seguito, visto che almeno cinque gambiani hanno collaborato attivamente alla raccolta di informazioni. Man mano che si ricostruiva il puzzle, due facinorosi sono stati arrestati per altri motivi: Ibrahim Jaiteh, gambiano di 24 anni, che deve espiare una pena di 3 anni e 6 mesi per rapina aggravata e minacce commessa a Palmi (Reggio Calabria), è stato colpito da un ordine di allontanamento del nostro questore per 3 anni dal Comune di Reggio con decorrenza fine pena; Noufou Bara, burkinabè di 33 anni, è finito in carcere perché destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare, sempre per rapina in Calabria (un inasprimento della misura dovuto al fatto che non ha ottemperato all’obbligo di firma).

Durante i tumulti alcuni cittadini hanno incitato la polizia ad usare la forza. La questura ieri ha sottolineato che non usare la forza è stata una scelta meditata: «Gli africani cercavano lo scontro fisico, che è stato evitato. La gestione dell’ordine pubblico imponeva di evitare che la situazione degenerasse». —



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