Piacciono i cittadini non fastidiosi
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani
REGGIO EMILIA. Sono oltre 800 i lettori che in quattro giorni hanno partecipato al nostro sondaggio sui “progetti lumaca” a Reggio Emilia. Cioè su quei 10 lavori in corso oppure situazioni sospese o promesse disattese che da anni non trovano una conclusione o una soluzione. I lettori della Gazzetta possono votare online, oppure aggiungere una loro “lumaca” alle 10 già in corsa (si fa per dire). Mi piace però proporre qui due commenti che sfuggono alla partecipazione al sondaggio. Sono polemici o critici, e quindi è giusto riportarli. Fanno bene al dibattito.
Maurizio Boni scrive: Certo che in agosto si fa quel che si può per riempire le pagine di questo giornale... questi progetti, o almeno alcuni di questi, sono grandi opere che necessitano di lunghi tempi di elaborazione; inutile stilare un elenco di lumache perché noi tutti viviamo in un Paese di lumache e Reggio deve adeguarsi, ahimè, ai tempi altrui. Inoltre in ogni città di questo pianeta ci sono e saranno sempre dei progetti “in corso”, di cui si parla da tempo, di cui si sogna, o che i cittadini vorrebbero. Ve la immaginate una città in cui tutto è a posto e nulla resta da fare o rifare? Utopico. Allora invece di lamentarsi di fantomatici progetti lumaca, cerchiamo di essere orgogliosi del fatto che almeno di progetti sul tavolo ce ne sono. Andate a Caserta, a Grosseto o a Asti e contate quanti progetti hanno nel cassetto: scoprirete uno zero assoluto, quello sì che è un problema.
Non sappiamo come riempire il giornale? Caro Boni, smonto subito la sua convinzione, grezza a dire il vero. Semmai vale il contrario. La invito a trascorrere fattivamente una giornata in redazione. Non si annoierà. Vengo al tema. Lei dice che essendo l’Italia un Paese di lumache è inevitabile che Reggio con i suoi progetti debba adeguarsi. Lumaca anch’essa.
Non sono d’accordo. So che la nostra città quando, rispetto ad altre, intende ostentare le sue virtù di dinamicità, sprint e primato, lo fa con baldanza. Sicuramente una città con tutto a posto, dove nulla resta da fare o rifare, oppure non ha progetti, è deprimente o addirittura non esiste.
Il problema è quindi un altro: quei 10 “progetti lumaca” la Gazzetta non se li è inventati per “riempire” il giornale. Quei progetti incompiuti sono stati invece decantati, proposti, impiantati, inventati, ripromessi, garantiti e riassicurati dalla classe politica e dall’amministrazione pubblica. Alle quali periodicamente il giornale deve chiedere conto.
Anche con iattanza. Anche con insistenza. Anche con inchieste ricorrenti, probabilmente non poco fastidiose.
Signor Boni, stia in guardia perché all’amministrazione pubblica piacciono moltissimo quei cittadini non iattanti, non insistenti, non fastidiosi. Cioè, quelli che credono che “astratto” faccia rima con “fatto”.
Ornella Grisati scrive: Burocrazia è troppo generico: burocrazia locale, regionale o nazionale? Grazie per la risposta.
È vero: scriviamo che i 10 “progetti lumaca” hanno patito e ancora subiscono dimenticanze e lungaggini a causa della burocrazia. Si tratta della sintesi di un groviglio. E mi spiego. Succede che su un progetto non tutte le istituzioni coinvolte remino nella stessa direzione, oppure indichino uguali priorità. E capita anche che un’istituzione scarichi le responsabilità sul burocratismo di un’altra; o ancora che un’istituzione non sia d’accordo e non lo voglia dichiarare.
Infine quello della burocrazia matrigna può diventare un racconto mitologico che fa da alibi alla smemoratezza o al sopraggiunto disinteresse. Signora Grisati, le trasparenti alternative alla “lumaca” sarebbero le seguenti: no, non si può fare e non se ne parla più; scusate, ce ne siamo scordati; portate pazienza, ci sono altre priorità...
Ma questo è un altro mondo. Quello dove il consenso non è ad ogni costo.
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