Gazzetta di Reggio

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il delitto al bar moulin rouge 

Chiesta la perizia psichiatrica sull’omicida

Tiziano Soresina
Chiesta la perizia psichiatrica sull’omicida

La mossa è della difesa, depositata alla luce dei referti medici. Il pm: «Non è malato». Ora la decisione spetta al giudice

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Poggia senz’altro su indagini difensive la richiesta di perizia psichiatrica depositata ieri dall’avvocato Pina Di Credico che tutela il marocchino 34enne Hicham Boukssid accusato dell’omicidio della barista 24enne Hui “Stefania” Zhou.

Se la difesa – in fase di indagini – ha deciso di giocarsi questa “carta” significa che la documentazione sanitaria acquisita in questi giorni sull’indagato è talmente rilevante da rendere necessario un approfondimento sullo stato mentale di quest’uomo. Tecnicamente si tratterà di un incidente probatorio, a patto che il gip Giovanni Ghini ammetta questo importante passaggio giudiziario.

Se la strategia difensiva è quella di dimostrare l’incapacità di intendere e di volere del nordafricano al momento dell’omicidio, da parte sua il pm Marco Marano (titolare delle indagini) è di tutt’altro parere, come ha già espresso con i cronisti nella conferenza-stampa in questura a poche ore dalla resa del marocchino ricercato per dieci giorni: «Allo stato non abbiamo elementi – ha specificato il magistrato inquirente – per dire che il soggetto è affetto da psicologie patologiche».

Di certo siamo di fronte ad un “quadro” sconcertante della vicenda. C’è un video-shock di quasi due minuti che mostra la terribile fine della giovane barista sotto le coltellate di Boukssid che poi scappa e vive da rambo nell’area boschiva attorno al lungo Crostolo per dieci lunghi giorni, costituendosi infine nella caserma dei carabinieri di corso Cairoli. Ebbene, di tutto questo il 34enne dice di non ricordare nulla, ad eccezione del coltello (ha indicato con precisione ai militari il luogo, fra la vegetazione, dove l’aveva lasciato), con pochi accenni sulla vittima (gli serviva il caffè nel bar frequentato) e sulla latitanza (l’aver vissuto vicino ad un fiume, poi il “risveglio” e la volontà di presentarsi dai carabinieri). Un uomo che davanti alle pesanti accuse comunicategli non fa altro che piangere e desiderare di farla finita. Per chi indaga alla base delle dieci coltellate mortali c’è un amore malato e maturato solo nella testa del 34enne, ma su questo l’assassino non ha detto una parola, solo lacrime pensando alla barista morta che conosceva.

Un labirinto d’incongruenze che ora Boukssid si è portato con sè a Ferrara, nel carcere dove è stato trasferito per le minacce ricevute alla Pulce dagli alti detenuti. —



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