Gazzetta di Reggio

Reggio

«Così il buco nei conti e il populismo hanno ammazzato FestaReggio»

VANNI CODELUPPI* ; *Ordinario di Sociologia dei media Università IULM Milano

Codeluppi, docente di Sociologia dei media alla Iulm di Milano, sulla fine della kermesse «Mancanza di finanziamenti e impoverimento della sinistra all’origine della scomparsa» 

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L’INTERVENTO

VANNI CODELUPPI*

Negli scorsi anni i reggiani, quando tornavano dalle vacanze estive, trovavano ad accoglierli FestaReggio. Una grande kermesse di una ventina di giorni in cui incontrarsi con altri concittadini e tornare dolcemente alla normalità del lavoro e delle fatiche quotidiane. Un rituale collettivo nel quale una grande comunità come quella di Reggio si ritrovava dopo le ferie e ricominciava a fare progetti per il futuro.

Oggi, nell’anno di grazia 2019, FestaReggio non esiste più. Certo, si dirà, le cose cambiano e tutto prima o poi muore e scompare dalla vista. Altri ricorderanno che sono ancora ben vive le piccole feste locali del Pd, come Biasola e Albinea, o quelle grandi, come Correggio e Sant’Ilario. Ed esiste naturalmente la grande festa organizzata dai “cugini” di Modena. Ma non c’è più nessuna traccia della festa per eccellenza della città di Reggio.

Questo era un evento nato nel secondo dopoguerra come Festa dell’Unità in cui i reggiani avevano cercato di guarire meglio e più in fretta dalle ferite del conflitto bellico. Un luogo dove discutere di politica, ma anche ballare, ascoltare cantanti e musicisti o mangiare bene e a poco prezzo. Un luogo che si è identificato prima con i giardini pubblici in centro, poi con il Parco Fola di Albinea e, infine, con il Campovolo. Ed è lì che per i reggiani è collocata soprattutto FestaReggio. Perché vi si è svolta per più di trent’anni e perché vi sono accaduti degli eventi significativi. Come il celebre discorso tenuto nel 1983 dall’amato segretario del Pci Enrico Berlinguer davanti a una immensa platea di un milione di comunisti, quando a Reggio si è svolta per la prima volta una festa nazionale dell’Unità. O i 150.000 spettatori paganti che hanno partecipato nel 1997 a un concerto degli U2. O, ancora, il concerto da record tenuto nel 2005 al Campovolo dalla star locale Ligabue, con 180.000 spettatori. O, infine, il megaconcerto del 2012 Italia Loves Emilia, voluto dallo stesso Ligabue e grazie al quale l’Italia intera si è stretta attorno a una terra emiliana che era sotto choc per i devastanti effetti prodotti dal terremoto. Ma oggi, come si è detto, il legame con tutto questo si è spezzato.

Qualche anno fa si è aperto un grande buco nei conti del Pd reggiano, diventato rapidamente una voragine. L’impossibilità nel 2018 d’impiegare come al solito il Campovolo, a causa dei lavori di costruzione della nuova arena per gli spettacoli, e l’infelice scelta di trasferire FestaReggio in un luogo limitato e poco ospitale come le Fiere, insieme al maltempo, hanno fatto il resto.

Ma la morte di FestaReggio si deve evidentemente anche a ragioni che vengono da lontano. È noto, infatti, come sia in corso da decenni in tutto l’Occidente una grave crisi politica e culturale della sinistra storica. E va considerata anche la paura della sinistra rispetto alla montante marea populista, la quale ha spinto i partiti tradizionali ad accettare l’idea di dover rinunciare al finanziamento delle proprie attività da parte dello Stato. Ma i partiti svolgono una funzione di partecipazione che è essenziale per la vita democratica ed è necessario pertanto che possano disporre di un finanziamento pubblico. La drammatica situazione di crisi attraversata dalla politica italiana negli ultimi anni rende particolarmente esplicito tutto ciò. È evidente, inoltre, anche un progressivo impoverimento della qualità delle classi dirigenti dei partiti e un conseguente indebolimento delle proposte culturali messe a punto per le feste della sinistra, che le ha rese sempre meno attraenti e interessanti.

Sta di fatto che oggi non possiamo che dolerci per la scomparsa di un evento sentito dalla comunità reggiana come FestaReggio e possiamo solo sperare che un giorno tale evento sia in grado di risorgere dalle sue ceneri. In fondo, diversi decenni fa non esisteva e a un certo punto è magicamente comparso. Forse si tratta solo di raccogliere e coordinare l’energia espressa da quei meravigliosi volontari che per decenni hanno generosamente donato il loro tempo di vita per farlo vivere e prosperare. —







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