Gazzetta di Reggio

Reggio

parcheggio dell’ospedale 

«Multata fuori dal Core per un piccolo ritardo»

Adr.Ar.

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REGGIO EMILIA. Una multa che fa infuriare, comminata per 20 minuti di ritardo, dopo l’ennesima notte passata in ospedale al fianco del marito. L’ha ricevuta pochi giorni fa una donna scandianese nel parcheggio dell’ospedale cittadino dove si reca ogni giorno per accudire il marito ricoverato al Core, il centro oncoematologico reggiano. Il tema non sono i 25 euro di sanzione, ma il gesto e l’approccio alla questione, racconta la protagonista. «Da tre anni e sette mesi io devo sempre andare al Core, negli ultimi tre mesi ci vengo ogni giorno, per stare di notte con mio marito», spiega. «E ogni giorno pago i miei 3 euro della tariffa giornaliera senza dir nulla, anche se questa è l’unica struttura oncologica con il parcheggio a pagamento. Lascio sempre tutti i tagliandi attaccati ad una pinza in automobile, sono ben visibili, e anche la mia macchina è facile da riconoscere per via del colore». Due giorni fa, il biglietto giornaliero aveva come scadenza alle 8 del mattino. La donna è uscita verso le 8.20 e ha trovato l’accertatore mentre staccava la contravvenzione per permesso scaduto. E lì è partita la rabbia: «Io vado due ore al giorno a casa a staccare, al mattino, e sono sempre lì. I tagliandi degli altri giorni sono ben visibili. Penso sia chiaro che una persona che tutti i giorni è in ospedale non sta vivendo una situazione facile. Non è possibile che chi si trova in momenti simili venga anche preso in giro in questo modo», è lo sfogo.

«Quello che avrei chiesto è un po’ di pietà. È palese che io sia una “cliente fissa”. Cerco sempre di parcheggiare nella zona più vicina, quella a pagamento, per velocizzare il tutto. Capisco che ci fosse il ritardo, e non mi interessano certo i 25 euro, ma questo non è accettabile, io avrei chiesto solo un minimo di pietà. Il controllore subito mi ha risposto, poi si è scusato dicendo che ormai la multa era fatta. Ha ammesso di non aver visto il blocchetto dei tagliandi. Ma il problema è la gestione di questi spazi, non c’è competenza». —

Adr.Ar.

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