Gazzetta di Reggio

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indagine della DDA 

Spari contro le pizzerie per conto delle ’ndrine Gli Amato non parlano

Ambra Prati
Spari contro le pizzerie per conto delle ’ndrine Gli Amato non parlano

I tre detenuti hanno scelto di non rispondere alle domande I difensori puntano a smontare gli esiti della scientifica

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Gli imputati hanno fatto scena muta, mentre i difensori puntano a smontare l’aggravante del metodo mafioso a partire dagli esiti della scientifica: l’analisi del nastro della macchina Olivetti (usata per scrivere i biglietti) che li inchioda, visto che la pistola non è mai stata trovata.

I fratelli Amato – Mario di 29 anni, Michele di 22 e Cosimo di 20 – si sono avvalsi della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi ieri mattina in tre carceri di massima sicurezza differenti. Mario si trova a Genova e Michele a Voghera (codifesi dagli avvocati Mattia Fontanesi e Bruno Salernitano), Cosimo a Bologna (difeso dal solo Salernitano).

I tre fratelli di Rosarno (RC), figli del 56enne Francesco – che il 5 novembre 2018 armato di coltello ha tenuto in ostaggio per otto ore cinque dipendenti delle Poste di Pieve – sono accusati dal pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi di danneggiamento e tentata estorsione con l’aggravante del metodo mafioso per aver terrorizzato, tra il 26 gennaio e il 7 febbraio scorsi, quattro pizzerie (“La Perla” di Cadelbosco Sopra, il Piedigrotta 3, Piedigrotta 2 e il Paprika), lasciando biglietti minatori con la richiesta di mille euro di pizzo ed esplodendo colpi di pistola contro le prime due attività. Tentate estorsioni che, secondo l’antimafia, sono state compiute per agevolare la ’ndrangheta nostrana.

«Dobbiamo studiare con attenzione le carte, valuteremo se impugnare o meno», ha dichiarato l’avvocato Fontanesi. Salernitano, che difende il 19enne Cosimo («non ha ancora compiuto 20 anni, è un ragazzino incensurato»), ha commentato: «La mia speranza è che gli inquirenti si convincano che non vi è alcun collegamento di tipo mafioso. Sul fatto in sé esistono indizi specifici, ma il profilo dell’aggravante è il più carente: il passaggio dall’aver commesso l’estorsione all’averla commessa per agevolare il sodalizio mafioso a nostro avviso non è sufficientemente provato. Stimo il pm Ronchi e il Gip Ziroldi. Perciò sono ansioso di poter accedere al materiale confluito nell’ordinanza riguardante le analisi scientifiche». —



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