La calibro 38 mai trovata sarebbe stata sotterrata nei campi di Cavazzoli
LE CARTE
«Meno male che la pistola non l’hanno trovata». Lo ha affermato, durante un colloquio in carcere, Mario Amato. Una frase risalente al 2009, quando il maggiore era detenuto a Palmi proprio per il rinvenimento di un fucile a pompa. Secondo il pm Beatrice Ronchi della Dda di Bologna, però, potrebbe trattarsi proprio della calibro 38 usata per le sparatorie contro due delle quattro pizzerie che hanno ricevuto le richieste estorsive, “La Perla” di Cadelbosco e il Piedigrotta 3 di via Ospizio. Pistola che, dagli elementi raccolti dai carabinieri, dovrebbe essere stata sotterrata nelle campagne di Cavazzoli, dove gli Amato risiedono. Alle 23.40 del 16 gennaio scorso, quattro giorni dopo il ritorno a Reggio dei tre, sono state intercettate conversazioni dalle quali era palese la volontà dei fratelli di nascondere qualcosa nei campi vicino a casa. Lo si desume dal tenore del dialogo, che si riferisce alla profondità della buca del terreno e alla necessità di procurarsi una zappa: a parlare è Mario, intento a impartire indicazioni a Michele, che continua a fare la spola tra la loro abitazione e il punto in cui Mario e Cosimo stanno occultando l’oggetto. Qual è la zona? Dalle celle telefoniche i tre si trovano vicino a casa, ma l’area è troppo vasta: è come trovare un ago nel pagliaio.
Gli investigatori hanno ipotizzato che il punto del sotterramento della pistola possa essere lo stesso del luogo indicato, nella telefonata del’8 febbraio scorso, al titolare della pizzeria “La Perla” per la consegna del denaro frutto dell’estorsione (dove gli Amato cadranno nella trappola dell’Arma): una delle due rotatorie poste agli estremi del cavalcavia sull’A1 in località Roncocesi. «Il luogo indicato nel corso della telefonata non solo dista poche centinaia di metri dall’abitazione di via Rinaldi ed è a metà strada tra quest’ultima e Cadelbosco Sopra, ma è contiguo alla zona di possibile occultamento dell’arma da sparo». —
Am.P
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