Gazzetta di Reggio

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Chiesa in lutto 

Morto a 71 anni don Manenti ieri i funerali in forma privata

Roberto Fontanili
Morto a 71 anni don Manenti ieri i funerali in forma privata

La funzione religiosa è stata celebrata nella cappella del cimitero Monumentale  Assenti le gerarchie ecclesiastiche: tra i sacerdoti presenti don Tiziano Ghirelli

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Un funerale semplice e senza fronzoli riservato solo agli amici e ai parenti più stretti: sono state queste le ultime volontà, rispettate, di don Alessandro Manenti deceduto nei giorni scorsi a 71 anni.

Al funerale che si è svolto ieri in forma strettamente privata nella cappella del Cimitero Monumentale, erano presenti oltre ai familiari, anche numerosi sacerdoti della diocesi reggiana, tra cui Don Tiziano Ghirelli, mentre la messa è stata celebrata, su richiesta della famiglia, da don Luca Balugani suo discepolo e direttore del Collegio San Carlo di Modena.

Alessandro Manenti nato a Nismozza (Ventasso) nel 1948 dopo la maturità conseguita al Liceo Ariosto ha intrapreso la vita sacerdotale per diventare poi psicologo e psicoterapeuta e autore di numerose pubblicazioni. Don Manenti ha insegnato per anni all’Istituto di Psicologia e al Centro Interdisciplinare per la formazione dei formatori al sacerdozio della Pontifica Università Gregoriana di Roma e allo Studio Teologico Interdiocesano di Reggio di cui è stato a lungo preside. Inoltre ha fondato l’istituto Superiore per Formatori (Isfo) per l’integrazione tra psicologia del profondo e psicoterapia familiare. Oltre ad essere l’autore di numerosi saggi e pubblicazioni ha fondato la rivista “Tridimensioni. Psicologia, spiritualità, formazione” di cui è stato direttore fin dalla sua nascita nel 2004 al 2017. Don Alessandro Manenti che non era in servizio pastorale, ha continuato fino all’ultimo la sua attività di formatore a favore di coloro che erano intenzionati di diventare sacerdoti e si è occupato a lungo anche del Consultorio diocesano per le coppie e le famiglie. Don Tiziano Ghirelli, presente in forma privata alle esequie, si è limitato a commentare la sua partecipazione alle esequie con un laconico «sono qui per un amico e quando scompare un amico si è sempre molto tristi». Alcuni amici di don Manenti hanno invece voluto ricordare la sua figura di «prete diocesano molto stimato in Italia e all’estero che ha operato in molte diocesi e di una persona che ha lavorato sempre e tanto dietro le quinte sul versante della formazione delle coscienze». Don Manenti, tra i pochi (in un’epoca in cui non era affatto scontato) a sostenere che temi come psicologia e spiritualità fossero parte della teologia, voleva un funerale molto semplice. Una cerimonia intima legata alla famiglia e agli affetti, confermando fino all’ultimo la sua scelta di coltivare e privilegiare rapporti autentici non basati su etichette e ruoli. Si spiegano anche in questo modo le sue ultime volontà, lasciate in forma scritta e che il fratello e la sorella hanno interpretato come il desiderio di un funerale in forma strettamente privata, senza la presenza delle gerarchie ecclesiastiche. —



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