Gazzetta di Reggio

Reggio

Nasce un parco archeologico alla Pieve

L.T.

Conclusa l’ultima campagna di scavi dalla quale sono emerse tracce dell’antico castello. «Reperti di grande importanza»

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Toano. Si è conclusa nei giorni scorsi la terza campagna di scavi archeologici attorno alla Pieve di Santa Maria in Castello a Toano.

E di quel castello che restava ormai solo nel toponimo, e nel campanile della pieve realizzato sulla base di un antico torrione, sono emerse tracce consistenti e importanti, che hanno permesso di iniziare a ricostruirne la storia, estremamente antica, che risalirebbe a una frequentazione del sito di epoca ligure, attraverso una serie di fasi successive fino al XVII secolo.

Una storia di grande interesse, che si interseca con distruzioni e ricostruzioni del sito, ma anche con un percorso devozionale in cui la Pieve rappresentava un punto di passaggio: il cammino del Volto Santo, da Mantova a Lucca, e anche in questo caso le evidenze emerse dagli scavi hanno confermato il ruolo dell’antica chiesa toanese.

Insomma, gli scavi hanno permesso di delineare un luogo di grande valore storico e archeologico, che ora si intende valorizzare pienamente: anche per questo una parte del tessuto murario riscoperto sarà oggetto di un piccolo ma significativo parco archeologico. Le vestigia non saranno quindi completamente ricoperte di terra come spesso avviene alla fine delle campagna di scavi, bensì consolidate e mantenute visibili e visitabili da turisti, scuole, esperti e appassionati di storia.

A dirigere le operazioni di questa estate è stato ancora una volta Nicola Mancassola, medievalista, docente e ricercatore dell’Università di Bologna, con il quale ha collaborato anche l’archeologo reggiano Iames Tirabassi. «Dagli scavi di quest’anno sono emersi elementi davvero di grandissimo interesse – spiega Mancassola –. Abbiamo avuto modo di recuperare tracce di una iniziale frequentazione ligure-etrusca che dovrà essere approfondita. E poi, dagli scavi di questi ultimi anni, possiamo ricostruire quattro fasi storiche in cui il sito del castello si è evoluto. Abbiamo individuato le tracce della prima fortificazione in legno, inequivocabili, di epoca alto medievale, presumiamo attorno al IX secolo».

la storia

Evidenze di castelli e fortificazioni così antiche sono rare non soltanto a livello regionale, ma anche nazionale. «Successivamente – prosegue Mancassola – c’è una fase in cui il sito ospita alcune sepolture, attorno al X secolo». Sepolture rinvenute con alcuni interessanti corredi, in nicchie antropomorfe scavate nella pietra, che ospitavano ancora gli scheletri, e su cui poi è stata costruita la struttura successiva. «Tra l’XI e il XII secolo, in epoca canossana, il cimitero risulta non più utilizzato e viene realizzato un primo castello con mura di pietra. Poi nel XIII secolo un secondo castello, a seguito dell’attacco da parte del Comune di Reggio che fa sentire il proprio dominio sui possedimenti dell’area appenninica, tanto che torri con le medesime tipologie costruttive, realizzate da manodopera a seguito del Comune, sono riscontrabili in diverse località del territorio e risalgono tutte più o meno a questo periodo. Riteniamo che la chiesa sia stata edificata tra queste due fasi e vediamo, inoltre, che a ogni nuova costruzione, l’area interessata dal castello si amplia di qualche metro. Nell’ultima si nota un cambiamento profondo nella disposizione dei vari spazi e vediamo tracce di una struttura piuttosto consistente, con le mura, probabilmente due torri e un altro edificio oltre alla chiesa».

l’abbandono

Tracce di frequentazione e utilizzo del castello vanno avanti fino al 1500-1600 quando viene gradualmente abbandonato, forse anche a seguito di frane che compromettono alcune parti, mentre la chiesa resta un punto nodale della devozione locale e anche del percorso del Volto Santo. «Per conoscere meglio quanto emerso in questi scavi –aggiunge Tirabassi – sarà importante proseguire la campagna anche nei prossimi anni, ad esempio sulla scarpata che oggi costeggia la strada di accesso al sito, dove si vedono tracce murarie che fanno presupporre che addossato al castello ci fosse anche un borgo». Ma c’è anche l’idea di rendere queste scoperte un’attrazione turistica. «Oltre a lasciare visibili alcune strutture emerse dagli scavi –aggiunge Tirabassi – si sta ragionando di creare spazi espositivi nei locali della torre-campanile con quanto rinvenuto nelle sepolture, e nella vicina struttura parrocchiale della casa-vacanze, per rendere fruibili testimonianze che sono sicuramente notevoli». «Dobbiamo ringraziare – conclude Mancassola – i protagonisti della sinergia che si è creata attorno a questo progetto, grazie all’entusiasmo per la riscoperta di un passato sicuramente rilevante del territorio: dal Comune, alla Diocesi, alla parrocchia, dalle associazioni come Antica Fabbriceria fino agli sponsor che hanno contribuito alle campagne di scavo». —

L.T.

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