L’eroina negli anni ha cambiato pelle ma continua ad essere causa di morte
Intervista al colonnello Bosini, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri: «Non è più solo la droga dei poveri»
Nella giornata internazionale di riflessione dedicata alla principale causa di morte tra i consumatori di sostanze stupefacenti, l’overdose di eroina, viene spontaneo chiederci se si possa parlare di un vero e proprio ritorno o se, al contrario, si tratti di una sorta di pandemia sommersa che per una serie di motivi ciclicamente viene a galla. Ne abbiamo parlato con il tenente colonnello Emilio Bosini, comandante del nucleo investigativo dei carabinieri reggiani.
Dal suo osservatorio, è corretto parlare di un ritorno dell’eroina?
«In realtà la presenza sul mercato dell’eroina dipende in gran parte dalla quantità che si riesce a produrre. Va considerato che la produzione di eroina avviene per la stragrande maggioranza in Afghanistan per poi arrivare attraverso la rotta balcanica in Turchia e quindi nei porti italiani: da qui l’eroina prende il volo verso il Nord Europa. Detto questo va da sè che ci possono essere condizioni contingenti per cui la sostanza è più o meno presente sul mercato: una guerra in corso, conflitti interni ai territori di partenza, ma anche una maggiore o minore capacità da parte delle forze dell’ordine di intercettare il traffico della droga dal momento che i produttori sono soliti sfuggire ai controlli spostando la zona di produzione».
Si può parlare invece di evoluzione dell’eroina intesa come una sua diversa fruizione rispetto agli anni Ottanta quanto era considerata essenzialmente la droga da marciapiede?
«Questo sì. Oggi non è più solo la droga dei poveri, quella che si inietta per intenderci. Ora l’eroina, il cui prezzo cambia a seconda della purezza, si fuma e in certi casi si inala affermandosi addirittura come droga da salotto».
Qual è il trend dello spaccio di eroina nel Reggiano?
«Reggio Emilia è sostanzialmente in linea con i dati nazionali e internazionali. E i numeri non sono per niente tranquillizzanti: se nel 2018, come carabinieri reggiani, abbiamo avuto a che fare con una overdose di eroina, quest’anno i morti sono già stati due. E anche la quantità sequestrata è aumentata quest’anno rispetto all’anno scorso».
Quali sono le condizioni che portano al decesso per overdose di eroina?
«Essenzialmente due: o l’eroina è stata tagliata male o è talmente pura che una volta entrata in circolo in un corpo già debilitato, com’è quello di un tossicodipendente, finisce per diventa letale. Il problema è che è difficile il più delle volte risalire alla composizione della dose consumata che ha causato l’overdose. Se io trovo un morto con accanto una dose di eroina non utilizzata, posso farla analizzare in laboratorio e saprò precisamente cosa contiene. In caso contrario non lo saprò mai con certezza dal momento che una volta entrata in circolo la sostanza viene inevitabilmente alterata e non tutti i suoi principi potranno essere individuati».
Lo spacciatore di eroina, a Reggio Emilia, è distinguibile da venditori di altre sostanze?
«A Reggio a spacciare sono sostanzialmente marocchini, nigeriani, albanesi, tunisini, gambiani, senegalesi, romeni, pakistani e anche spagnoli. Difficile distinguerli “per sostanza”. È in ogni caso un fatto che nella Bassa reggiana l’eroina è molto diffusa, e parliamo in una zona dove la comunità di pakistani è presente in modo massiccio».
I luoghi dell’eroina a Reggio città?
«La zona stazione e piazzale Europa, dove l’offerta non manca».
Inevitabile parlare di sensibilizzazione. Secondo lei, c’è abbastanza informazione per quanto riguarda una sostanza come l’eroina che nell’immaginario di molti è legata a un periodo ormai archiviato?
«Guardi, ho iniziato a sentire parlare di eroina quando ero sui banchi delle elementari. L’informazione a mio parere c’è anche oggi, forse più di ieri. La pericolosità dell’eroina è conosciuta e risaputa. Evidente, ci sono ragioni che superano la paura». —
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