Come ti sego 5 querce mentre ti distrai e ci pianto uno sgarbo istituzionale
Il verde a Reggio Emilia fra l’agenda dell’assessora Bonvicini e l’abbattimento programmato in via Luxemburg La sensibilità ambientale cresce. La Giunta dica quali accordi sono stati presi nel passato e che scopriremo solo vivendo
la domenica
dalla prima pagina
Sempre i Verdi però, in un rigo, a dire il vero un po’ confuso, hanno gridato allo “sgarbo istituzionale” senza spiegare chi l’avrebbe perpetrato. L’assessora innominata? I tecnici del Comune? I tecnici del supermercato in costruzione?
Nel linguaggio politico la formula “sgarbo istituzionale” ha un significato preciso e severo di messa in guardia: qualcuno dentro l’istituzione non ha rispettato l’istituzione, gli accordi istituzionali. Se la responsabilità fosse del privato il tema sarebbe invece quello dell’atto avventato o che si stava valutando al tavolo (ma il giorno dopo). Borotalco e bambagia. È sorprendente che i Verdi parlino come i vecchi democristiani.
lotta e propaganda
La morte dei cinque alberi, sfuggita all’assessora, così com’è capitata e così com’è stata giustificata è preoccupante, per molti motivi, che riassumo in tre mosse: 1. Il verde è parte integrante della vita degli uomini e quindi della città; 2. È aumentata la sensibilità dei cittadini per la tutela del verde sia dal punto di vista ecologico che da quello della storia urbana; 3. Molti partiti e movimenti stanno cogliendo questa urgenza e la pongono fra le prime istanze dei loro programmi, cosicché la condizione delle piante così legata a quella degli uomini, diventa anche tema di confronto, lotta e propaganda politica.
tanto rumore
Qualcuno chiederà: tanto rumore per cinque alberi? Probabilmente il volume della polemica sarebbe appena più basso se la tensione ambientale non avesse ad esempio irrigato la recente campagna elettorale per il rinnovo del governo della città. Il sindaco riconfermato Luca Vecchi nella sua personale campagna s’era assai preoccupato del mondo delle piante.
Un suo manifesto prometteva “Pianteremo 50mila alberi in città” con la solita fusione di parole che va tanto di moda #ambientepertuttareggio. Nell’immagine due mani che sorreggono terriccio dal quale è appena spuntata una piantina.
Invece la lista “Immagina Reggio” candidando la nostra città quale “European Green Capital” affermava: “Visione, passione e competenza. È l’impegno a tutto campo per una città più dolce, più vivibile, più a misura d’uomo, più attenta alle risorse; meno sprechi, meno smog, meno traffico, meno congestione”.
Anche il programma confezionato dal Movimento 5 Stelle non era da meno per l’impegno sul fronte. Perché, lo riscrivo, il tema è attualissimo.
Reggio Emilia – se vista dall’alto è davvero immersa nel verde – per mille motivi è diventata suscettibilissima a prospettive, problemi, attentati al mondo vegetale. Anche alle realtà praticate e alle promesse. Basti ricordare l’assetto verde che l’architetto Calatrava ha immaginato come parte integrante la stazione Mediopadana e le aree dei tre Ponti; l’obiettivo del Comune di piantumare il comparto dell’Arena in costruzione al Campovolo; il piano municipale per il recupero funzionale del parco di quel che rimane della Reggia di Rivalta...
tre tassi e un bagolaro
Vuoi per sensibilità, vuoi per strumentalità, è inevitabile che il gioco sul verde qui a Reggio si sia fatto duro. Nascono e crescono comitati, fronti di protesta, sorgenti di polemiche. Di conseguenza l’errore o la distrazione scatenano lo scatenabile. Al riguardo metto in fila un po’ di episodi che confermano il fenomeno. Nel 2017 per iniziativa M5s vennero messi a dimora da volontari un migliaio di alberi tra viale Pampari-Via Settembrini nella futura area del bosco “Dario Fo”, bosco “Berlinguer” al Campovolo e Sesso. Centinaia di piantine furono rovinate dall’intervento sbagliato da chi realizzava gli sfalci su incarico del Comune.
Ricordate le fioriere tinta ferro arrugginito che dovevano “guarnire” piazza Martiri? Un paio d’anni fa le piante che vi erano ospitate morirono di sete sotto gli occhi del centro storico. Precisamente perché non innaffiate perirono ventidue pianticelle di Lagerstroemia ospitate in altrettanti vasi (usati come posacenere e cestini).
E la storia dei tre tassi in piazza Roversi, seguita con febbrile attenzione da un gruppo di cittadini? Tassi chiamati Ariosto, Orlando e Furioso, delocalizzati, sofferenti, essiccati. Sostituiti da un plotoncino di 14 lecci sempreverdi cubisti davanti a Palazzo Rangone. Il combattimento si inserì nella stagione elettorale. Eguale polemica sollevata dalla Consulta del Verde sul bagolaro tagliato dal Comune nella via Guasco allora in restyling. L’assessore del tempo, Mirko Tutino, rese pubblica la diagnosi: l’albero era marcio e malato. Poteva cascare.
Torno all’abbattimento delle cinque querce. Nella lettera di giovedì i Verdi mettono alle strette il Comune e quindi il “loro” assessore: “A seguito di questo grave episodio e di altri che si sono verificati durante l’estate crediamo si debba intervenire urgentemente sul regolamento del verde per un suo doveroso aggiornamento e che lo stesso debba essere osservato e applicato rigorosamente sia nella fase istruttoria dei progetti che nella fase realizzativa degli stessi, inoltre riteniamo che la stessa urgenza si debba applicare nell’istituire un pool di tecnici di indiscussa competenza in grado di supportare i decisori politici e di affiancare gli uffici comunali nella valutazione degli interventi sia di privati che di opere pubbliche che confliggano con il patrimonio verde della nostra città”.
A questo punto, a forza di pregressi che affiorano, la Giunta deve spiegare quali accordi sono stati presi uno, due, tre, quattro, cinque e più anni fa e che scopriremo solo vivendo. —
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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