Dopo il parto prematuro le Cicogne attaccano: questa non è sicurezza
Castelnovo Monti. Dopo il parto prematuro di una donna che si trovava a Civago, lo scorso 28 agosto, che è stata colta da doglie ed è stata trasportata in elicottero all'ospedale di Reggio, dove poi ha partorito, intervengono le Cicogne di Montagna.
«C'è chi sostiene – scrivono in una nota – che non essendoci stato un punto nascita a Castelnovo Monti ed essendo il parto fortemente pre-termine, la donna non ha perso tempo andando direttamente a Reggio Emilia, dove esiste una neonatalità di secondo livello con terapia intensiva neonatale. Quindi, una fortuna che il punto nascita non ci sia, poiché comunque la partoriente sarebbe stata trasferita a Reggio». Le Cicogne si rivolgono poi al sindaco di Castelnovo, Enrico Bini che ha a sua volta affermato che il trasporto immediato a Reggio è stata la scelta migliore, e lo sarebbe stata anche in caso della presenza del punto nascite.
«Lungi da noi essere contro i protocolli – proseguono le Cicogne, ma chi ne parla li deve conoscere, altrimenti fa mistificazione. Chi parla al bar può permetterselo, ma non un sindaco. Per questo motivo, ci rifacciamo direttamente a quanto previsto dalla legge: le unità di ostetricia di primo livello, com'era il Sant'Anna, assistono gravidanze e parti in situazioni che non richiedono interventi di livello tecnologico e assistenziale elevato, per la madre e per il feto. Si deve poi garantire il trasferimento a struttura di II livello delle gravide per le quali si preveda che il nascituro abbia bisogno di terapie intensive, salvo le situazioni di emergenza nelle quali ciò non sia possibile e per le quali deve essere attivato, con tempestività, il servizio di trasporto in emergenza neonatale. Se fosse stato aperto il punto nascita che la Regione Emilia Romagna ha chiuso, inviando anche un parere tecnico al ministero favorevole alla chiusura, la donna sarebbe arrivata da sola a Castenovo, e lì il personale h24, formato da ginecologo, due osteriche, rianimatore, chirurgo, anestesista, col supporto dell’ospedale tutto, avrebbe stabilito se la donna era in condizioni di affrontare il trasferimento al punto nascita di secondo livello a Reggio o se occorreva assisterla in loco e inviare successivamente il neonato attraverso lo Sten».
Concludono le Cicogne: «Poiché il punto nascita è stato chiuso, questo livello di sicurezza è venuto a mancare, e quindi non c’è altra possibilità che predisporre un servizio di consegna urgente della partoriente a Reggio, con il personale che c’è al momento, con le condizioni meteo e di traffico del caso, con la disponibilità o meno dell’elisoccorso, con la possibilità, già più volte accaduta, di dar alla luce il bambino sul ciglio della strada, su una macchina o su un’ambulanza, senza ginecologi e terapie intensive neonatali. Per questo motivo riteniamo irresponsabile un giudizio positivo sulla vicenda perché chiude gli occhi sulle violazioni alla sicurezza delle donne e dei bambini». —
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