Allarme per 2 maxifurti di gasolio alla Scat
Banda di professionisti ha rubato negli impianti 18.000 litri di carburanti. L’appello del presidente Salsi alle forze dell’ordine
scandiano. Professionisti super attrezzati che, si sospetta, lavorino anche su commissione. Perché non c’è nulla di improvvisato nei maxifurti di gasolio subiti dalla Scat Punti vendita, l’azienda che commercializza carburanti e gas naturale, con 70 stazioni di servizio, delle quali 40 in provincia di Reggio Emilia e le altre distribuite tra Modena, Bologna, Parma, Piacenza, Mantova e Perugia.
«Si tratta di colpi messi a segno da persone che sanno il fatto loro – spiega il presidente Scat Andrea Salsi, vicepresidente di Assopetroli-Assoenergia fino allo scorso maggio – e che ci hanno lasciato non poco stupiti per le modalità di esecuzione e per il fatto che, fino a poco tempo fa, i ladri prendevano di mira solo le colonnine per il pagamento automatico dei rifornimenti».
Nella stazione di servizio Scat di Arceto, il primo agosto scorso, non è accaduto nulla di così “semplice”. Si tratta dell’ultimo – in ordine di tempo – dei colpo subiti dalla ditta, e messo a segno da una banda che, con modalità del tutto analoghe, aveva già colpito, nel dicembre scorso, nella stazione di rifornimento Scat di Cavazzoli, nel capoluogo, portando via con i due furti, complessivamente, tra i 18.000 e i 19.000 litri di gasolio, per un valore di circa 25.000 euro.
«In questo modo – prosegue Salsi – viene foraggiato il mercato nero dei carburanti, un business estremamente ricco che, oltre a creare pericoli di inquinamento, danneggia fortemente gli operatori che lavorano correttamente».
i furti
I ladri hanno agito di notte, facendo ben attenzione a non finire nell’occhio delle telecamere di sorveglianza della stazione di servizio. Con un camion di grosse dimensioni o forse una cisterna – è stato ricostruito dai carabinieri ai quali il furto è stato denunciato – sono arrivati accanto alla recinzione esterna dell’area (sono state trovate le impronte degli pneumatici e tracce di gasolio), hanno fatto passare sopra la rete un grosso tubo, lungo almeno un centinaio di metri, e lo hanno calato, dopo aver forzato i bocchettoni, nella cisterna, aspirando il gasolio. Una manovra che è durata ore.
«Con questo sistema – prosegue Salsi – hanno svuotato completamente due cisterne. Il fatto è che sapevano che erano state riempite da poco e che solo in quelle si trovava il gasolio, l’unico carburante che può essere trasportato senza rischio di esplosioni, perché le altre non sono state toccate».
La banda, evidentemente, teneva sotto controllo da diverso tempo l’attività della stazione di servizio.
Identico, per modalità di esecuzione, il furto a Cavazzoli, se non per un particolare: i ladri non sono stati attenti alla posizione delle telecamere di sorveglianza e sono stati ripresi. I filmati – pare non chiari – sono stati consegnati alle forze dell’ordine. In quel caso, per portare via il gasolio rubato, i ladri hanno utilizzato un camion telonato – forse rubato – con all’interno delle cisterne.
«Quello che ci preme far capire – prosegue il presidente Scat – è che l’immissione nel mercato di queste grosse quantità di carburante rubato, trattato senza alcun criterio di sicurezza, lo droga completamente». Se, infatti, un litro di gasolio con accise e Iva viene a costare, all’utente finale, almeno un euro e mezzo, il carburante che non segue le vie legali può essere commercializzato anche a un euro e 20 centesimi. Ed è, inoltre, convinzione delle forze dell’ordine e degli esperti del settore, che la vendita in nero avvenga non lontano da dove il furto è stato commesso. «È impensabile, infatti – dice Salsi – che il carburante possa compiere viaggi troppo lunghi, visto che è soggetto a regole di trasporto complesse e rigorose e chi non le rispetta va incontro a guai seri».
l’appello
Che fare, dunque? La Scat, per aumentare la sicurezza delle stazioni di servizio, ha da poco chiuso un contratto con una società di vigilanza privata e sta installando in 20 impianti un sistema di allarme a ogni chiusino o condotto che colleghi al carburante, il tutto allacciato un cervellone centralizzato. «Ma il nostro appello – conclude Salsi – va alle forze dell’ordine perché si attivino per contrastare questo tipo di furti che riteniamo particolarmente pericolosi, soprattutto per quello che potrebbe accadere». —
C.O.
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