Botte ai carabinieri, scarcerato il ventenne
In attesa del processo, Naile Nocera ora ha l’obbligo di firma. Nega di aver ostacolato i soccorsi all’amico e picchiato i militari
MONTECCHIO. È tornato in libertà ma con l’obbligo di firma quotidiano (entro le 9.30) nella caserma dei carabinieri di Montecchio: stiamo parlando del montecchiese 20enne Naile Nocera, che nel primo pomeriggio di sabato è finito nei guai al Parco Enza ed è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni nei confronti di due carabinieri.
Ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – il giovane disoccupato ha affrontato l’udienza di convalida dell’arresto e davanti al giudice Sarah Iusto ha dato una versione differente rispetto a quella degli inquirenti: ha detto di aver chiamato lui – sabato intorno alle 14 – il 118 affinché venisse soccorso un suo amico finito in coma etilico, specificando poi che gli era stato impedito di salire sull’ambulanza nonostante lui non volesse lasciar solo l’amico, infine ha negato l’aggressione ai carabinieri. Per Nocera il pm Giacomo Forte ha poi chiesto la misura cautelare in carcere, a cui si è opposta la difesa (un pool costituito dai legali Gaetano Sacco, Andrea Mazzacani e Katia Cristofori). Il magistrato giudicante è uscito dalla camera di consiglio applicando al giovane una misura restrittiva più soft, cioè l’obbligo di firma, il che ha permesso di rientrare a casa al 20enne dopo due giorni in arresto. Caduta l’accusa di interruzione di pubblico servizio. Fuori dall’aula hanno atteso – in apprensione – l’esito dell’udienza il padre dell’indagato e diversi amici. Se ne riparlerà in aula il 13 settembre.
Per il pm Forte – che nell’inchiesta coordina gli accertamenti dei carabinieri di Montecchio – i fatti sono diversi da quelli raccontati ieri in aula dal l’imputato. Secondo gli inquirenti, sabato al Parco Enza era stato segnalato un giovane che ostacolava le operazioni di soccorso che i sanitari del 118 stavano effettuando a un ragazzo. Alla vista dei militari il giovane ha cominciato a offendere e minacciare di morte i carabinieri che invano cercavano di riportarlo alla calma. Dalle parole è passato ai fatti prendendo a spallate, calci e morsi i carabinieri (7 giorni di prognosi per il comandante Carlo Chiuri, 10 giorni per un altro esponente dell’Arma) che tuttavia, seppur a fatica, sono riusciti a bloccare il 20enne conducendolo in caserma e consentendo ai sanitari di soccorrere l’amico. In caserma il giovane ha continuato a minacciare di morte i militari che, quindi, lo hanno arrestato. Inoltre, alla luce del suo stato di agitazione psicomotoria, si sono rese necessarie anche per lui le cure in ospedale, da dove è stato dimesso con 4 giorni di prognosi. —
T.S.
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