Disposta la perizia psichiatrica sull’assassino che non ricorda
Accolta dal giudice Ramponi la richiesta dell’avvocato difensore Di Credico Presto al lavoro il perito Rivellini che verrà nominato in un’apposita udienza
REGGIO EMILIA. Accolta la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dall’avvocato Pina Di Credico che tutela il marocchino 34enne Hicham Boukssid accusato dell’omicidio della barista 24enne Hui “Stefania” Zhou.. Il “sì” è arrivato dal gip Luca Ramponi e il conferimento dell’incarico (l’esperto individuato è Franco Rivellini) avverrà a breve in un’udienza ad hoc in cui verranno stabiliti i termini in cui si procederà in quello che tecnicamente è denominato “incidente probatorio”.
Il pm Marco Marano (titolare dell’inchiesta) non ha depositato osservazioni sulla richiesta difensiva.
DOCUMENTI SANITARI
Se la difesa – in fase di indagini – ha deciso di giocarsi questa “carta” significa che la documentazione sanitaria acquisita sull’indagato è talmente rilevante da rendere necessario un approfondimento sullo stato mentale di quest’uomo. Di certo siamo di fronte ad un “quadro” sconcertante della vicenda. C’è un video-shock di quasi due minuti che mostra la terribile fine della giovane barista sotto le coltellate di Boukssid che poi scappa e vive da rambo nell’area boschiva attorno al lungo Crostolo per dieci lunghi giorni, costituendosi infine nella caserma dei carabinieri di corso Cairoli.
IL COLTELLO
Ebbene, di tutto questo il 34enne dice di non ricordare nulla, ad eccezione del coltello (ha indicato con precisione ai militari il luogo, fra la vegetazione, dove l’aveva lasciato), con pochi accenni sulla vittima (gli serviva il caffè nel bar frequentato) e sulla latitanza (l’aver vissuto vicino ad un fiume, poi il “risveglio” e la volontà di presentarsi dai carabinieri).
Un uomo che davanti alle pesanti accuse comunicategli non fa altro che piangere e desiderare di farla finita.
L’AMORE MALATO
Per chi indaga alla base delle dieci coltellate mortali c’è un amore malato e maturato solo nella testa del 34enne, ma su questo l’assassino (che per le minacce subite alla Pulce è stato trasferito nel carcere di Ferrara) non ha detto una parola, solo lacrime pensando alla barista morta che conosceva. —
T.S.
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