Gazzetta di Reggio

Reggio

La proposta di un lettore sul verde 

«L’agricoltura periurbana è una soluzione migliore delle sole piantumazioni»

Giuseppe Bonazzi

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segue dalla prima

Riguarderanno la riconversione di aree precedentemente destinate alla urbanizzazione e di altre aree di confine tra il mondo cittadino e quello rurale non adeguatamente valorizzate in quanto investite da colture a basso reddito o addirittura tenute incolte. La richiesta da parte dei movimenti ambientalisti è oggi per un’estesa piantumazione arborea di queste aree come misura urgente per mitigare la pessima qualità dell’aria. Se è fuori discussione l’alta valenza ambientale della piantumazione arborea, altrettanta importanza riveste il ripristino su questi terreni delle coltivazioni agricole. Oltre a riportarli alla loro storica vocazione, l’agricoltura non è da meno del bosco quanto a produzione di ossigeno, blocco di CO2 e polveri, soprattutto se inframmezzati alle colture verranno ripristinati i filari di alberi, così come insegna la tecnica innovativa dell’agro forestazione e così come è avvenuto con la piantumazione di filari di gelsi nel Parco Commestibile di Canali. La scelta di un ritorno sistematico all’orto frutticoltura nella cintura periurbana andrebbe incontro inoltre alla domanda molto forte del consumatore cittadino di disporre di prodotti agricoli di “prossimità”, a forte connotazione territoriale, coltivati con tecniche a basso impatto ambientale, consegnati freschi direttamente al consumo.

Per finalità di questo tipo e in un contesto poderale frammentato come quello periurbano può giocare un ruolo molto importante un'agricoltura di piccola scala, dimensionata sulla conduzione familiare o su diverse forme di aggregazione in cooperative agricole o in consorzi agricoli contadini, al passo però con i tempi in termini di innovazione e di adozione di nuove tecnologie anche informatiche. Se nelle aree periurbane è questa la forma di agricoltura con più prospettive di sostenibilità, si tratta allora di dare visibilità e futuro alla figura dell’agricoltore contadino e di reclamarne con forza il riconoscimento giuridico sotto forma di soggetto sociale e produttivo specifico, non coinvolto nel modello di agricoltura intensiva, oggi prevalente, legata all’industria alimentare quasi sempre come anello debole della filiera. —

Giuseppe Bonazzi

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